L'autoironia è il nuovo uncinetto (pertanto bisogna che una signora dabbene la padroneggi).

scritto da neronda il sabato, 31 marzo 2007,12:25
Eh sì, proprio così. L'autoironia è il nuovo uncinetto. O ricamo, come preferite ( e a seconda di quello che vedevate fare a vostra nonna nei momenti critici o solo noiosi. La mia mi faceva i vestiti per le Barbie. Mai si sono viste Barbie più vereconde).
L'autoironia va molto in voga tra le signorine del giorno d'oggi. E' quasi un manierismo, sicuramente qualcosa di scontato nel curriculum umano di ogni ragazza moderna. La ragazza moderna deve destreggiarsi nell'arte del multitasking identificativo, essere più abile di un Trasformer a entrare e uscire dai vari abiti che la società attuale le richiede. L'autoironia in questo è insieme fine e mezzo. Da una parte infatti fa parte del corredo basic della fanciulla come si deve, come una volta lo era la capacità di svenire e piangere a comando. Dall'altre svolge mansione di ammortizzatore nell'attutire le asperità degli sbalzi da uno stereotipo identificativo all'altro.
Perchè si sa, la vita di società è fatta anche e soprattutto di convenzioni e gli stereotipi aiutano a velocizzano i tempi, anche se con qualche sacrificio qualitativo.

Pertanto si abbisogna che ogni signora impari fin dai suoi primi passi nel meraviglioso mondo della femminilità, insieme con la modalità del corretto inserimento di un Tampax, che la prima faccia di cui deve ridere è la sua.

L'autoironi, e l'importanza che ha assunto attualmente si inscrivono sulla linea di quelle discipline marziali orientali che per prima cosa ti insegnano a cadere. Non sei nessuno se non sai cadere senza essere divertente.
Questa mia può sembrare una polemica. Smorziamo dunque i toni, visto che non è questo il mio fine, e passiamo a decantare i reali benefici dell'autoironia.
L'apprendere a cadere con humor è utile nei più svariati momenti dell'esistenza.
Essere sempre la prima ad additare i tuoi punti deboli facendo che gli altri ne ridano CON te scongiura il pericolo che ridano da soli DI TE.
L'autoironia diventa una modalità percettiva che effettivamente può migliorare la qualità della vita rivestendola con una patina easy.
Può persino sfamarti, come dimostra la proliferazione di attrici comiche, band demenziali, scrittrici di genere.
Può rivoluzionare la letteratura portando all'ascesa di nuovi generi letterari, quali la mai abbastanza analizzata chick - lit ( la letteratura per pollastrelle)  che fa per l'appunto dell'autoironia la sua caratteristica primaria , soppiantando il "rosa " tradizionale e creando così meno imbarazzo tra le fanciulle sorprese a leggerne.
MA.
MA.
La veterofemminista che è in me (per gli amici Jo) accende una spia d' allarme, e vede qualcosa di sospetto in questa, come in altre, apparenti conquiste della donna liberata. (queste femministe paranoiche, e se si depilassero, invece?!)

L'autoironia è una delle più osannate virtù femminili, e come tale implica sforzo. Non sempre viene naturale, e non certo all'attuale stato delle cose, dove pare essere piuttosto un imperativo morale.

D'accordo, sei una bella figa e allora?! Siamo nel 21esimo secolo, crederai mica di poter fare la "grande horizontale" come la bella Otero!! No, tu devi passare la vita a scusarti per questo, tenendo concioni sulla tua aerofagia e sulla cellulite che strizzerai  dalle tue cosce tra le ovazioni della folla. "Non solo è fica, è anche autoironica" si dice, come una volta si diceva " non solo è bella ma anche remissiva". E improvvisamente diventa una giostra da cui non puoi più scendere, che sennò "te la tiri"
E sei l'unica di tutto il tuo pubblico che non si diverte.
Personalmente, a titolo di prevenzione delle eventuali polemiche (ormai vi conosco) ci tengo a precisare che l'autoironia spesso è il mio mantello dell'invulnerabilità, e penso sia una grande qualità e un vantaggio, quando però non diventa un vincolo.
L'enterteinment non è la mia priorità assoluta. E qualche volta rimpiango le Eleonora Duse roteanti gli occhi al cielo, e le Francesca Bertini mugulanti aggrappate a una tenda. E penso che la tranquilla, sfrontata ostentazione delle proprie paturnie possa essere, a volte, la chiave della vera "liberazione femminile", a patto che non venga assolutizzata.
Il limite delle precedenti "liberazioni femminili" spesso è consistito proprio nell'assolutizzazione di  nuove norme, che si sono sostituite alle vecchie come venivano cambiate le fasce sui piedi delle bambine cinesi. Sempre più strette....

Sliding doors.

scritto da neronda il venerdì, 30 marzo 2007,14:21
Più spesso di quanto non dovrei penso alle altre realtà. Quelle che non sono successe. Le diramazioni che la mia vita non ha preso, a volte per un pelo. Alcune di queste sono dolorosamente vicine, come se ci fosse solo un velo in mezzo. Dolorosamente vicine e impossibili. Percorro con un dito immaginario la cicatrice di eventi che le ha portate via da me e non riesco a crederci. Sono così vicine. Trabocco di una specie di tristezza così struggente e così dolce che non riesco a staccarmene. Né a darle un nome.

Allucinazioni in un giorno di pioggia.

scritto da neronda il venerdì, 30 marzo 2007,11:13
Piove. In modo querulo e pedante, senza nessun impeto.... Esco dalla banca sotto una spessa coltre di vestiti, tutta presa dall'intascare i soldi senza far cadere l'ombrello senza bagnarmi e senza avere un'aspetto ridicolo (il multitasking mi ucciderà). Sento canticchiare sommessamente: alzo lo sguardo e la mia visuale è attraversata da un bellissimo  ragazzo nero con dreadlock al vento che corre sotto la pioggia con un ombrello.In accappatoio e ciabatte di gomma. E basta.... Corre fino al portone di fianco a me, apre con le chiavi e scompare.
Dall'altro lato una signora impellicciata improvvisamente materializzatasi pontifica con voce tabagista: "Ormai siamo nella giungla. Tra un po' si arrampicheranno pure sugli alberi.".
Pure lei è strana. Solo è meno bella da vedere.

Crescere fa scendere le cataratte.

scritto da neronda il giovedì, 29 marzo 2007,10:27

I corteggiatori pubescenti hanno un pregio (difetto?!) molto evidente: ti fanno capire quanto tu pubescente non lo sia più e perchè. E questo può essere utile, via, a fini documentaristici e anche solo per curiosità.Tutti nella vita si dovrebbe avere almeno una volta un corteggiatore pubescente, ha effetti miracolosi sull'autocoscienza e sull'incremento dell'asssertività, e ora vi illustrerò le mie scoperte in materia.

Il corteggiatore pubescente (ma non troppo, via, si deve restare nei limiti della legalità) è in realtà sufficiente che sia più giovane di un lustro, o una piccola manciata di anni, visto che al giorno d'oggi una generazione dura quanto un modello di cellulare.

Guardandoti con i suoi entusiasti occhi di ggiovane ti regalerà, lui sì, altro che il cinese, UNA MERAVIGLIOSA PROSPETTIVA STRANIANTE.

La principale differenza tra una persona pubescente e una persona adulta è che i pubescenti non vedono le sfumature. La scala di grigi. Per loro è tutto, di conseguenza, meravigliosamente semplice, grazie ad una sola gamma di colori primari tipo disegno a pennarello. Le mie complicazioni assumono quindi, d'improvviso, tinte barocche e ridondanti, e del tutto disfunzionali, pare. E mi chiedo quando la reltà è diventata così sfocata.

I pubescenti vedono tutto meravigliosamente nitido e le sole contraddizioni sono quelle tra il loro delineatissimo sistema di valutazione e il mondo dei non pubescenti come me, che creano ostacoli ai loro occhi invisibili.

Il mondo si divide in due categorie: i pubescenti e i non. Indipendentemente dall'età, forse. La pubescenza non è un dato angrafico e finisce quando inizi a incimpare negli intersizi tra un giudizio e l'altro, a vedere gli spazi vuoti anzichè i pieni, ed è come se un velo si frapponesse tra te e la realtà. Ti è scesa la cataratta insomma. Anche se non sei dinosauricamente vecchio.

Anche le tue capacità comunicative si rivelano inadeguate. Laddove tu utilizzi una sfumatura mista di maternalismo/cameratismo/ vaghezza che a te pare un no inequivocabile, vai incontro al fraintendimento più totale. Forse avvezzi alle femmine pubescenti, che affettano insicurezza per fomentare i loro desideri, il maschi pubescente non crede mai che un no sia un no. Tanto più se pronunciato con tatto. Farsi capire da loro è quindi un sublime esercizio di assertività.

Il pubescente ti fa capire quanto tu sia lenta e riflessiva e incapace di prendere decisioni che non siano frutto del caso che ha forzato la mano. Per lui tutto è una semplice concatenazione di causa ed effetto: o ami o no, o dai l'esclusiva o no, e queste scelte doppie implicano uno (e uno solo) inequivocabile albero di possibilità per altro limitate. Ciò che esula da questo sistema binario è incomprensibile al loro sistema operativo e viene rigettato. E tu resti lì, a tenerti strette le tue sfumature, ma pensi , per quanto disfunzionali, non le cambieresti con niente al mondo.

Flashback e capezzoli di gomma.

scritto da neronda il martedì, 27 marzo 2007,21:28

I capezzoli di gomma sono decisamente la mia madelaine proustiana. So che può sembrare bizzarro. E' una vita che non ne parlo, e a chi mi segue da poco potrà pure sembrare poco significativo il titolo del blog, ma ci fu un tempo in cui non uscivo mai senza indossarli (complice l'estate e le canotte fine fine).Erano parte costitutiva della mi aidentità di blogger, e consistente anche di quella reale....

Non ci penso da una vita (beh dai, da mesi) e incappo in QUESTO post sul mio ex- blog adottivo e sprofondo in un flashback con tanto di dissolvenze. In effetti  mi pare di aver visto un fantasma.... dei natali PASSATI, più o meno. Il mondo mi parla e io non lo capisco. Forse vuole ammonirmi perchè sto diventando noiosa.... e perchè trascuro i miei capezzoli di gomma. Una cosa è certa: devo avere questo vestito.

                                        

Come sei e come mi tratti o l'inevitabilità del masochismo femminile, a quanto pare.

scritto da neronda il martedì, 27 marzo 2007,10:42

In tutta la mia adolescenza ( non sono meravigliosi i post che cominciano così?! Fanno così Liala....), per quanto concerneva la mia vita sentimentale mi sono sempre attenuta ad una regola aurea: volevo essere trattata bene. Questo perchè vivevo circondata dalle testimonianze viventi del masochismo femminile, quello tradizionale, che porta donne non prive di valore e intelligenza ad umiliarsi e farsi calpestare in nome della folle attrazione per qualcuno che non nutre per loro la stessa stima, anche se magari lo stesso desiderio. Mi sono sempre detta, con la mancanza di sfumature tipicamente adolescenziale : la colpa è loro, perchè si lasciano trattare così?! Perchè non si cercano qualcuno che li rispetti?! Se lasciano che succede è perchè gli piace....

Per quanto mi riguardava ho sempre lasciato che fossero gli altri a scegliermi. Per assicurarmi che il loro desiderio fosse più forte del mio e li ponesse perciò in condizione di sudditanza sentimentale. Perchè mi facessero sentire forte e potente, in qualche modo. Stavo con quelle persone per come venivo trattata, non per come erano.Ero grata del loro volermi e non mi interessava volere a mia volta. E non desideravo nient'altro.

Non ho niente da biasimare, in realtà, era un atteggiamento molto saggio e accorto, ma nel lungo periodo, poco soddisfacente. Crescendo si diventa esigenti purtroppo. E inizi a desiderare il piacere di per sè, e il fatto di volere qualcuno perchè lo vuoi e basta. Contrariamente ad ogni saggia logica adolescenziale, e a ogni posizione vantaggiosa. L'orgoglio viene, ahimè, subordinato al desiderio. E pare sia inevitabile, ci passi anche tu. Magari non vieni neanche trattata male, ma neanche così bene. Non hai più il coltello dalla parte del manico. Il "come vieni trattata" non c'entra più.

Dopo questa prima, tardiva, esperienza, l'ottica con cui vedi le cose è diversa. E improvvisamente a sembrarti strano non è il masochismo femminile ma le coppie "agglutinate", che si aggrappano tra loro contrariamente alla evidente mancanza di passione e/o  interessi comuni, come se così facendo sfuggissero alle leggi della natura e potessero preservarsi dalla meccanica del desiderio.

Non voglio giudicare, anche se purtroppo mi riesce più facile che respirare. Non voglio promuovere la linea affettiva migliore. Vorrei poter tornare indietro, in verità, non sono orgogliosa di questa cosa, mi sto solo piegando alla supremazia degli ormoni, mi sa.

Non riesci più a limitarti ad accettare gli omaggi di qualcuno. anche se il tuo cervello pensa che la gentilezza meriti davvero di essere ricompensata. Però adesso la tua priorità non è più essere scelta, ma scegliere. E questo complica un sacco le cose.....

Musi gialli e prospettiva straniante.

scritto da neronda il lunedì, 26 marzo 2007,09:31

Anche oggi dovrei andare a lezione. Anche oggi non vado, complice una febbriciattola che mi rende indolente e il fatto che sono indietrissimo con le lezioni.

Ormai ho rotto l'anima più o meno a chiunque con questo fatto che studierei cinese (uso il condizionale perchè di fatto in questo momento sono impossibilitata a farlo....), che adoro i cinesi e la loro meravigliosa cultura, ma che la lingua cinese e i rappresentati della stessa non sembrano nutire la stessa stima per me. Anzi.

Ingenuamente, agli albori della mia carriera di sinofila praticante (tipo 5 mesi fa), mi approcciavo garruala a qualunque orientale paresse bendisposto nei miei confronti chiedendo appoggio nella mia impresa. Gelo. Sgomento e trasecolamento. Occhiate oblique di diffidenza lanciate da occhi obliqui di natura. Ostruzionismo. O analfabetismo?!

Le mie ingenue offerte di ripetizioni gratuite di italiano sono accolte con sorrisi pieni di incisivi enormi e di scherno (secondo me i cinesi in bocca hanno solo incisivi....). L'italiano non interessa. Come dirà in seguito il mio laoshi Zhang, l'italiano è una lingua inutile quando già parli inglese e cinese.... mi sento un dinosauro....

I cinesi hanno questa capacità di farmi sentire stupidissima e destinata all'estinzione, a soccombere ai loro acuminati intelletti e alla loro resistenza fisica.

Il nostro laoshi ci guarda spesso come se fossimo incredibilmente stupidi nel non riuscire a imparare 30 caratteri nuovi un giorno per l'altro senza dimenticare tutti gli altri....

E per la prima volta mi sento oggetto di razzismo. Non dichiarato, ma percettibile. Mi vedo con gli occhi di un cinese abituato a una ferrea disciplina, come spesso loro lo sono, ambizioso e determinato. Ci guarda lievemente sorpreso e probabilmente ha un blog dove racconta dei nostri bizzarri costumi e della nostra durezza di comprendonio. E forse del fatto che puzziamo, chissà.

E mi sento così a disagio, e destinata a perdere....

categoria: hanyu, battaglie perse, musi gialli
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Sopravvivere a una felicità lacerante.

scritto da neronda il domenica, 25 marzo 2007,11:28

Credete davvero che la felicità faccia bene?! Forse non avete mai provato una felicità lacerante.

Sopravvivere a una felicità lacerante non è semplice. Una felicità molto forte e improvvisa può essere altrettanto dannosa di un dolore violento e improvviso. Credo che la forma mentis umana riesca a metabolizzare appropriatamente solo i climax. Qualunque sensazione ex abruptus è letale per il suo equilibrio.La felicità lacerante è una di queste.

Ti attraversa come una folata di vento rapinoso e rompe tutto quello che c'è di fragile. Ti illudi di meritarla, che sia tua perchè ti spetta, perchè te la sei meritata. Non è così. Adatti il tuo ritmo al suo solo per scoprire che era di passaggio, che ti ha dato una botta e via.

E' importante non affezionarsi alle felicità occasionali, per quanto appassionanti possano essere.

Sono sopravvissuta a una felicità lacerante.  E imprevista. Mi ha fatto malissimo. Come per tante cose nella vita, è essenziale una buona lubrificazione....

Non l'ho chiesta io. Non ero tarata per sensazione di quella portata.

Ti ci butti credendo che smetti quando vuoi. Non è così. Passerai tutta la vita a cercare di riprodurla cambiando l'ordine dei fattori, o introducendo componenti nuove.

Non dipende da te. Ma non dipende da te neanche il fatto che tutto sembra l'eco di qualcosa che hai perso, che la tua sensibilità alle picccole gioie sia stata sfondata. Che tutto improvvisamente ti sembra un compromesso o una simulazione.

La felicità lacerante non è lo standard. Ma è difficile dimenticarlo. Non smetti quando vuoi. Continui a cercarla e non ti accorgi per davvero di quello che ti circonda. Ti voti solo a lei, non vuoi surrogati. E' altamente fidelizzante. Sei una specie di monaca, una Sposa della Felicità Lacerante. Non adorerai altra felicità che la sua.

Capita e basta. Non ti è dato di scegliere. E io non so davvero se ci sarà una prossima volta, né se la desidero....

Si, ancora.

scritto da neronda il sabato, 24 marzo 2007,11:10
Si, sto ANCORA giocando con il template. Nonostante i risultati lascino un pò a desiderare, mi diverto un sacco. Lo scopo principale del template di oggi è provocare attacchi epilettici ai lettori, a giudicare dall'accostamento di colori.  Non ho ancora imparato a rendere le sfumature in html, vi prego di scusarmi....

L'iperrealismo della folla.

scritto da neronda il venerdì, 23 marzo 2007,13:37

Oggi sono andata a fare un bagno di folla e merci e desideri compensativi e varie forme di sublimazione dell'insoddisfazione.

Insomma sono andata a fare shopping. Ai tempi in cui leggevo " Cosmopolitan" (dovrebbe esserci scritto sopra " nuoce gravemente alla salute" ) legittimavo lo shopping selvaggio pensando che : A) bruci un sacco di calorie senza soffrire, anzi senza accorgertene. B) nel contempo ti tieni lontano dal cibo.

Sono un pendolo che oscilla tra due principali forme differenti di compensazione compulsiva : il cibo e lo shopping.

L'oscillazione e gli anni di esperienza accumulati per l'appunto oscillando fanno sì che io riesca sempre agilemente a cambiare vizio un attimo prima di diventare una cicciona o rovinarmi. Quindi sostanzialmente non se ne accorge nessuno.

Sono una ragazza con un grande equilibrio. Essere nevrotica ne richiede un sacco.

Mentre sgomitavo tra la folla in Montagnola osservavo l'iperrealismo della massa pulsante di persone. Complici le allucinazioni da stomaco vuoto (se fai  shopping non mangi....), mi sembrava di trovarmi dietro a un quadro di PELLIZZA DA VOLPEDO, rivisitato da MUNCH e poi trasformato nel video di qualche band giapponese di VISUAL KEY.

Mi spiego. Nella folla mi capita di fissare l'attenzione su dettagli infinitesimalmente piccoli delle persone, (tipo i loro punti neri) e mi sfugge completamente il quadro generale. Quindi forse iperrealismo non è la parola giusta....

Tutto questo per darvi l'idea della carrellata frenetica di facce che mi sono trovata a portata di bacio, di pori dilatati che ho visto, di varietà di shampoo che ho annusato, di sfumature di dolore che ho provato ( i gomiti di molte persone giusto giusto mi arrivano allo zigomo....).

Adoro la folla.... mentre si mescolano come i Tarocchi e io sono solo un mucchietto di atomi lì in mezzo mi sembra che tutto sia possibile.

Adoro perdermi. Se ti lasci spingere e urtare per un pò, a un certo punto i confini del tuo corpo spariscono e hai la sensazione di poter lasciar cadere discreamente le tue angoscie a terra, senza cercare un apposito cestino. Hai la sensazione che gli altri ti entrino dentro.... Che sia possibile, solo per contatto o frizione, scivolare in un'altra persona e diventare lei.

Il treno però era davvero troppo pieno.... sbattendo le palpebre avevo paura di infilare le ciglia nell'occhio a qualcuno....

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