La lingua della donna che viaggiava nel tempo.

scritto da neronda il martedì, 29 maggio 2007,17:08
Lo so che lo conoscete, quasi tutti. Alcuni di voi lo hanno recensito sul loro blog. Sto parlando de
"La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo ",di Audrey Niffenegger, il libro che sto leggendo adesso, e ho quasi finito.Comunque ve ne parlerò un pochino, per chi non lo conoscesse.
Il libro è un romanzo che ingannevolmente potrebbe sembrare di fantascienza. In realtà si serve di un espediente tipico delle fantascienza, in questo caso ipotizzare l'esistenza di una forma di epilessia che porti le persone a spostarsi involontariamente nel tempo. Però poi in realtà non è un romanzo di fantascienza. E' una storia d'amore, una biografia e un libro che apre molti interrogativi.
Il protagonista, Henry, è affetto da questa malattia che fa sì che lui viaggi nel tempo, a volte per mezz' ora, altre volte per giorni, senza potersi fermare o controllare. Si materializza nudo nella sua infanzia, o in quella di sua moglie, e parla con il sé stesso bambino, o sua moglie bambina, o sua figlia non ancora nata.
Il libro racconta la storia di un uomo che viaggia nel tempo, ma anche di una donna che a sei anni conosce quello che sarà suo marito. Sì, perché ai personaggi del libro è dato di conoscere il futuro, ma non di cambiarlo, cosa che a volte li rende dolorosamente impotenti. Il giovane Henry vede la madre morire quando lui ha sei anni, e spesso viaggia nel tempo fino a quel giorno senza riuscire a cambiare nulla. il futuro è già successo prima che i personaggi lo vivano insieme, e il presente si adegua di conseguenza. Il libro è una celata riflessione sul destino e sul libero arbitrio.
Questo vale però anche per le cose belle. Trovandosi in pericolo Henry non ha mai paura, perché è certo di vivere fino a 42 anni. Lui e Clare SANNO di essere destinati l'uno all' altro, e vincono alla lotteria in modo che lei possa fare sculture e non lavorare.
Il libro è pervaso da un senso di quieta ineluttabilità, che tuttavia non dà nessuna angoscia al lettore, ma una sensazione quasi rassicurante.
La suspence e l'azione sono quasi assenti, quella che viene descritta è la vita di questa famiglia che convive con questa "malattia". E' un libro molto bello e pieno di spunti di riflessione, e lo consiglio a chi ancora non l'ha letto.

Perché questo post si intitola "La lingua della donna che viaggiava nel tempo"?!
Perché a volte mi sento così. Come se avessi viaggiato nel tempo, e ne conservassi una qualche istintuale, remota memoria.
Quando la lingua batte il cervello, è perché la lingua SA, mentre il cervello ha dimenticato.
Sa che quello che sta per succedere è già successo, o deve succedere. Non trovo altra spiegazione a questo ripetuto e sessuoso addormentarsi della mia razionalità. Spero solo che tutto questo porti a qualcosa di piacevole, o quantomeno ad essere abbastanza allenata a rialzarmi, come lo è Henry a trovare vestiti e cibo tutte le volte che compare affamato e nudo in un'altra epoca.....

Lingua batte cervello 3 a 0.

scritto da neronda il domenica, 27 maggio 2007,21:20
 Di nuovo. Sono una recidiva. Me la dovrei tagliare,credo.
Sto diventando una specie di formichiere.
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Non sono single, sono free-lance

scritto da neronda il domenica, 27 maggio 2007,14:57
Che è diverso.
Negli ultimi mesi ho maturato la convinzione che "single" non sia il termine adatto a definire la mia condizione.
"Single" è un termine che sottolinea un 'idea di mancanza di privazione. Di merce invenduta. Mi fa pensare all'ultima cipollina sottaceto rimasta nel barattolo, a languire solinga galleggiando nella salamoia.Un'idea di solitudine.

In realtà io invece mi sento parte di una complessa e intricata e affascinante e flirtuale ma anche amichevole, e sicuramente eccitante rete di rapporti.

Credo che il termine che meglio rispecchia la mia condizione rispetto alle relazioni sia "free-lance".

Una cosa che ricordo non mi piaceva, nelle relazioni a lungo termine, era questa sensazione, che forse sentivo solo io, di giocare "in difesa".
La sensazione che la manutenzione fosse diventata la parte più consistente del rapporto, quella che richiede il maggior dispendio di energie....
E magari spesso ne vale la pena, non lo nego.
Ma ho la tendenza a rendere la cosa fine a sé stessa, fino a dimenticarmi perché lo sto facendo, e per chi. E non sono sicura che non lo rifarei di nuovo....

Per questo mi piace "Free- lance". Mette l'accento sulla libertà.
Sono un' antropologa free- lance delle relazioni interpersonali, una marziana che sperimenta e guarda tutto curiosa e circospetta, senza avere nulla da perdere.

Un dubbio: sarò mica diventata una che gioca in difesa sulla sua libertà?!

" Teoria e pratica di ogni cosa" : il post.

scritto da neronda il lunedì, 21 maggio 2007,09:30
Adesso mi impegno a farlo, questo post. E' difficile scegliere da dove cominciare.
" Teoria e pratica di ogni cosa" è l'opera prima di una giovane (e belloccia) scrittrice statunitense, Marisha Pessl. ( il sito che ho linkato è quello del libro, è poco navigabile però davvero carino.... lo so non dovrei essere così frivola....).

Ovviamente si tratta di uno degli ennesimi titoli in inglese che non sono stati tradotti letteralmente e non si sa perché (è una cosa che non smetterò mai di chiedermi).
Il titolo originale è " Special topics in calamity phisics", però devo ammettere che quello che mi ha colpito nel vedere il libro sullo scaffale è stato:
a) la copertina
b) il titolo
Cioé due elementi assolutamente diversi dall'originale americano. La copertina originale non mi avrebbe tentato neanche un po', nonostante che io sia una che si racconta che i libri non si giudicano da quello

         


Se vogliamo essere frivoli fino in fondo la copertina viola si intonava col mio vestito e io sono una ragazza di un certo buon gusto, si sa.....

E non me non sono pentita, di averlo preso e di aver finito tutte le 700 pagine che comportava.
Si tratta del libro che avrei voluto scrivere io. E Blue Van der Meer, la protagonista, è più me di quanto non lo sia io stessa a volte....
Il romanzo non è ascrivibile a un genere specifico: principalmente si potrebbe dire un romanzo di formazione, ma anche un thriller, e anche un testo umoristico.
Quello che mi ha colpito è il modo in cui l'autrice è riuscita a creare una persona VIVA , una persona che mi sembrava reale più di quelli che mi circondavano.
La protagonista, Blue, è una adolescente statunitense che vive seguendo il padre docente universitario nel suo peregrinare per gli atenei. Questo tipo di vita ha impedito che lei potesse crearsi amicizie solide e di lunga data. Inoltre il padre fin da piccolissima la abitua a discutere di politica e di grandi classici della letteratura, facendo di lei una sorta di "enfant prodige", il che la porta a vedere con distacco e disinteresse i suoi coetanei e i loro stili di vita.
Gli amici di Blue sono di carta. Le storie cui fa riferimento sono romanzi o film d'epoca. I libri che ha letto sono il suo unico strumento di valutazione della realtà, le uniche pietre di paragone. Il tutto senza patetismo, o al contrario autocompiacimento. Blue si limita a narrare al sua storia utilizzando gli strumenti che conosce: riferimenti bibliografici (veri e fittizi) e supporti visivi. Il romanzo si dipana dunque come un saggio, in cui la protagonista associa ogni situazione occorsagli nel reale a saggi o romanzi che ha letto. I titoli dei capitoli sono tutti titoli di romanzi celebri, e voci di un elenco di "letture obbligatorie" stilato all'inizio del libro.
Quindi ad un personaggio assolutamente accattivante , la Pessl associa uno stile assolutamente innovativo, assimilabile forse solo alle opere narrative di Alain De Botton.
Inoltre un altro motivo per cui ho adorato questo libro è il suo periodare pieno di metafore e similitudini pirotecniche, senza tuttavia essere pesante o barocco.

Inoltre, in un' epoca  in cui il "destrutturalismo" letterario ha portato all'abbandono delle norme di costruzione narrativa in favore di forme di scrittura sperimentali e a volte poco professionali, sempre più simili a accozzaglie di flussi di coscienza assemblate con l'alibi della creatività, Pessl scrive un romanzo con una struttura. E va avanti per 700 pagine senza perdere di vista l'unitgà strutturale, quello che una determinata parte significa in rapporto al tutto e al disegno dell'opera che si è prefissa. Struttura non solida, non scolastica, non limitante, ma  utile a ricordarci quello che spesso dimentichiamo.
Scrivere è UN MESTIERE. Una disciplina. Con le sue leggi e la sua etica professionale e creativa.

Per tutti questi motivi, dallo stile alla forma all'affezione personale che provo per la protagonista a cui sento di assomigliare un po', e per l'impegno di una scrittrice che dedica anni della sua vita a concepire un libro di 700 pagine che non sia un thrillerone sbudelloso, per tutti questi motivi, dicevo, "Teoria e pratica di ogni cosa" è senz' altro uno dei libri di cui più ho invidiato l'autrice..... senza per questo smettere di promuoverlo.....
categoria: letture, libri salvifici
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Reality blog e libertà vigilata.

scritto da neronda il sabato, 19 maggio 2007,19:07
Finalmente ho qualche minuto per sedermi e scrivere, e le idee chiare su cosa voglio scrivere.
Non so che cosa spinga una persona ad aprire un blog,credo si potrebbe scrivere un post solo su quello e magari un giorno di questi lo faccio....
Il fatto è che a prescindere da quale che fosse il motivo di partenza il blog diventa quasi subito autonomo. Riflette i bisogni che non sai di avere, da quelli più frivoli a quelli più segreti che se te lo dicessero gi rideresti in faccia e diresti "chi, io?!"
Si imbizzarrisce, il blog. Diventa un animale da compagnia, o un posto, tipo il vecchio pub dove vai sempre e il gestore ti conosce e ogni tanto ti offre da bere. Diventa il lettino dello psicanalista che non hai. Diventa il salone del parrucchiere intriso di gossip e riflessioni donnesche.

Diventa però anche una vetrina. Una specie di reality. Pure se non era nei tuoi progetti, il subdolo autobiografismo che celi senza saperlo, che cova dentro di te viene fuori, come le lumache dopo un acquazzone....
E da quel momento è la fine del blog come rifugio. Gli fai fare cose innominabili. Lo usi come bacheca, post-it, show room, centro sociale. Inizi ad esserci tu, lì dentro, tu come persona, con quel inconfessabile desiderio di piacere, di approvazione che non sai bene come chiamare.
Da quel momento si incasella tutta un serie di reazioni a catena. Una serie infinita di persone inizierà a leggere i tuoi post come divinazioni di quello che pensi/provi per loro, inizierà a fraintendere, e a immaginarsi la tua vita, a impermalosirsi o a sentirsi lusingato e incoraggiato. E ti trovi in un reality senza telecamere, ma pieno di aspettative.

Per quanto mi riguarda sono fortunata. Non ho ospiti sgraditi qui, ma cortesi e civili compagni di viaggio a cui mi scopro pensare con stima (e mi sento un po' stupida....). Tuttavia....

Tuttavia sento i lettori silenziosi. Tuttavia so che basta googolare il nick name della mia mail per arrivare qui.... e mettere il blog in relazione con la persona.
Non che io abbia cose da nascondere. Ma a volte mi sorprendo a scartare i post che ho in testa perché so che offenderebbero qualcuno.... e mi chiedo se era questo che volevo da questo blog. Se è impossibile conciliare un seguito fedele di lettori e il sentirsi liberi di scrivere tutto ciò che si desidera.... dalle aspettative delle persone.

In questo blog c'è troppo autobiografismo e troppe relazioni interpersonali. Ecco. Devo prendere provvedimenti.... anche se non so quali....

( In tutto ciò sto leggendo "Peyton Place" e mi domando se è così che si sentiva Grace Metalious..... che alla fine è morta sola, divorziata e alcolizzata....).

Ci vuole una gran pazienza, miei piccoli lettori....

Neronda yào hao hao xué xi o Neronda deve studiare a manetta.

scritto da neronda il sabato, 19 maggio 2007,13:22
Perciò il blog ne risentirà un pochino, questa settimana non ho neanche risposto ai commenti. Il mio cervello è pieno di hànzì cinesi che camminano come scarafaggi. Inoltre tutte le volte che mi siedo per scrivere qualcosa mi si prosciugano i pensieri.
Forse dovrei cambiare template di nuovo. Forse è il caldo. Forse è che sono sovrastimolata e non riesco a mettere in ordine tutte le cose di cui vorrei parlare....
Però non sparisco. Entro lunedì scriverò un post come si deve, con un capo e una coda, e magari anche.... un argomento....
Intanto buon week end a tutti voi!!
categoria: comunicazioni di servizio
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Il post che dovrei scrivere non è il post che scriverò.

scritto da neronda il mercoledì, 16 maggio 2007,19:53

Il post che dovrei scrivere è il post su "Teoria e pratica di ogni cosa", il libro che ho appena finito di leggere e mi è piaciuto tantissimo.

Non è il post che scriverò perché è uno dei libri più ben scritti, ben costruiti e allo stesso tempo originali che abbia mai letto, e non so da dove cominciare davvero.

Perciò magari domani. Il post che scriverò è sull'arte di dire no. Nell'ultimo anno mi sono specializzata nell' arte di perdere, dimenticare e cadere. Di incassare e rielaborare e dimenticare.

Ora pare dovrò specializzarmi nell' arte di "farmi perdere". E nella sublime arte del diplomatico rifiuto. Servire un rifiuto con grazia è forse più difficile che incassarne uno scodellato senza garbo. E pare che io debba imparare.

A sbattere porte sul muso non sono capace, non è nella mia filosofia di vita farlo senza una certa qual urbanità e delicatezza. Magari lascio pure aperto uno spiraglio che si chiude piano piano, come nelle porte automatiche dei condomini con su scritto "si chiude da sé".Quindi sono qui che mi destreggio tra il senso di colpa e l' atavica paura di essere definita "una che se la tira".

Una volta l' insulto più grande per una donna era "frigida". Ora l'espressione è cambiata ma il succo resta lo stesso. Se dici no sei tu che hai qualcosa che non va. Sei socialmente inabile se non cedi alla pedanza o al fascino ruspante o semplicemente all' asfissiante insistenza.

Che poi mi sento cattiva a dir così. Mi sento genuinamente in colpa perché non mi va. E come c'è chi accetta di buon grado il "in questo momento non mi va" e mantiene rapporti civili, c'è  invece chi fa la cosa peggiore. Fa finta di non capire. E ogni tanto continua a reiterare profferte. Che mi indeboliscono. Che mi fan sentire antipatica e sbagliata e vecchia zitella e frigida e che me la tiro, si, tutto questo.

Il baricentro del rifiuto è spostato e il peso cade tutto su di me. Che poi va  finire che dico di sì, e poi si ancora e poi mi ritrovo con un marito e due figli e non so com' è successo....

Ribadisco:

QUALCUNO MI SALVI DA ME STESSA ( o mi prenda sul serio, sarebbe un passo avanti, tutto sommato)....

Voi come pensate?!

scritto da neronda il sabato, 12 maggio 2007,13:56

E' la domanda di oggi. Voi COME pensate?! In che modo il vostro cervello formula i pensieri?!

E' che stavo pensando alle persone bilingui, che parlano tutti i giorni una lingua diversa da quella materna. Mi domandavo loro in che lingua pensano. E SE pensano in una lingua.

Vi dico come penso io. Io penso in modalità dialogica. Nel senso che formulo delle frasi come se stessi parlando con qualcuno. La maggior parte delle mie idee sono esito di conversazioni immaginarie che teno nella mia testa. Quando i pensieri non si dipanano in questo modo li stendo su un diario, e allora penso per iscritto. Ho sempre bisogno di estendere e esplicitare tutto. Quello che non riesco ad esplicitare lo chiamo sensazione.

Fate così anche voi?! So che c'è chi pensa per immagini, e ogni tanto anche a me capita di associare liberamente dati che provengono dall'esterno, ma poi cerco sempre di formulare delle "frasi".

Lo so che non è un post da sabato. Abbiate pazienza.

Sonon molto ignorante in tematica cognitiva e se conoscete qualche libro semplice per approcciare l'argomento fatemi sapere!!!!

Notizia dell'ultim'ora: lassù qualcuno mi ama.

scritto da neronda il mercoledì, 09 maggio 2007,14:34
Neronda oggi ha subito troppe emozioni e la qualità del post potrebbe risentirne. Stamani mi ha svegliato il dolce scrollone di una scossa tellurica del 4 grado scala Mercalli.... e chi ci pensava più a restare a letto?! A quel punto vado al lavoro.... il terremoto è un deterrente per il pisolino mattutino....

Mentre torno dal lavoro invece oggi una delle mie certezze infantili più candide è stata intaccata..... la certezza che mentre attraversi la strada sulle pedonali le macchine stiano  ferme anche se tu hai GIALLO, e se fai una corsa arrivi prima del verde....

Quante volte l'avrete fatto tutti?! Attraversare col giallo, sulle pedonali....
E oggi le macchine non si sono fermate. Una trentacinquenne platinata su una decappottabile blu è partita lo stesso, pur avendomi a due metri dal cofano. E caspita se sono grosse le macchine da vicino!!

E' successo molto lentamente.... non si è fermata finchè non mi ha buttata a terra.... poi è scesa e ha detto "non ti avevo visto". Io ho detto "porcaputtana" un paio di volte senza guardarla e poi sono andata via. Non ricordo nemmeno come sono arrivata a casa.... volando, probabilmente....

Potevo farmi male davvero. E invece ho solo una piccola sbucciatura sul gomito e un vuoto di memoria di dieci minuti.... io e la bici non ci siamo fatte niente, mi pare di aver sognato che stavo per terra....
A meno che io non sia un fantasma.... ma i fantasmi scrivono i post?!

L'ennesima ammorbante riflessione sul blog.

scritto da neronda il martedì, 08 maggio 2007,23:06
In questi giorni mi capita di imbattermi in post che parlano del rapporto che il blogger ha col suo blog. Mi capita anche di parlare con altri blogger dei rispettivi blog, di quello che ognuno vuole fare del suo.
Così prima di andare a nanna vi propino l'ennesima ammorbante riflessione sul blog.
Premetto che  questa non è la mia ultima riflessione sul blog. E' solo quello che mi viene in mente a quasi un anno dall'apertura.
In questi dieci mesi di blog ho affrontato un mare di cambiamenti che si sono riflessi nel blog. Ma il blog stesso in alcuni casi è stato la spinta, l'imput per imparare a fare cose ( una per tutte, i miei piccoli esperimenti col template).
Grazie al blog ho ricominciato a scrivere, che era una cosa che non facevo più. A scrivere qualcosa non solo per me , non solo per il mio diario, ma  a sforzarmi di sviluppare un stile mio. Uno stile che cerco di rendere chiaro e piacevole anche per chi legge.

Ruoli che questo blog ha assolto in questi mesi (a partire da luglio 2006).

-  Passatempo sul quale nutrivo molti dubbi.
-  Argomento di conversazione con altri blogger.
-  Valvola di sfoghi impulsivi di .cui poi mi pentivo e li cancellavo
-  Tutore di emozioni che non riuscivo a chiarire a me stessa.
-  Catalizzatore di interessanti discussioni.
-  Motore di nuove idee.
-  Zona franca di sperimentazione stilistica.
-  Rifugio....


Cose meno nobili che ho fatto servendomi del blog come indiretto strumento di comunicazione:

- L'ho usato per reperire materiale libresco introvabile.
- L'ho usato per cercare di scoraggiare pretendenti.
- L'ho usato per flirtare.
- L'ho usato per dare brutte notizie e parlare di cose che non riuscivo a dire direttamente, delegandogli le parole che non mi uscivano.

Già un'altra volta scrissi un post sulla acquiescenza del blog come potenziale evocatore del peggio e del meglio di ognuno di noi. Però l'ho cancellato.... magari un giorno lo riscrivo.
(Coming soon inoltre il mio post su Carmen Electra, un post sul mio rapporto con i vibratori e uno su quello con i miei amici immaginari. Da qualche parte però devo pure parlare dei risvolti negativi del blog nella vita della blogger).

Leggendo in giro inoltre ho rilevato due tendenze principali rispetto al proprio blog: l'antropomorfizzazione, o comunque la tendenza a "sentirlo" come interlocutore, compagno, amico o animaletto.
Oppure la "locificazione" che è una parola che mi sono inventata ora per dire che lo si percepisce come luogo.
Io per lungo tempo l'ho percepito come un amico, in tutti questi mesi anche un po' tristi e destabilizzanti.Piano  piano però poi è diventato sempre più un posto, una specie di "casa delle mie idee", la "rimessa dei pensieri".
Piano piano me ne sto un pochino staccando, anche perchè qua gli esami incombono....

Però trovo rassicurante avere questa "stanza tutta per me"....