Transazioni virtuose e l'arte di non perdere l'equilibrio.
Dopo aver dato a Dorothy ciò che è di Dorothy, questa sera dedico il mio momento blog al lavoro. Perché è solo quello che faccio, in questi giorni.
Mi sono sempre definita "felicemente sfruttata". Ho sempre pensato di essermi costruita la mia piccola nicchia al riparo dalle orride storie di precariato e sfruttamento che girano. Non che io non sia precaria. E sfruttata. Non che mi paghino le malattie. Non che io sia assunta anche se sono qui da tre anni.
Però vedete, io qui mi sento a casa. E a mia volta sfrutto quello che questo lavoro può darmi. Sono sempre in mezzo ai libri e alle persone, e alle persone a contatto con i libri. Conosco i titoli più incredibili, mi porto a casa vagonate di testi, studio le letture delle persone, e a volte consiglio loro i libri e ogni tanto combino storie d'amore tra lettori e romanzi. E vengo ringraziata. E tutto questo è molto bello. E' quello che fin da piccola volevo fare. E mi rende serena.
Ma.
Quando un part time diventa un full time senza che sia tu a volerlo. Quando sei tu, lavoratrice a progetto a dover gestire il personale che lavora con te, seguire le loro esigenze e organizzare i turni di tutti SENZA ESSERE PAGATA per questo.
Quando a un concerto ci sono membri della Commissione europea e il giornalista cerca un responsabile dell'evento da intervistare, e l'unico "responsabile" sei tu.
Quando anche a casa pensi sempre al lavoro e ti preoccupi e non riesci a scenderti il peso dalle spalle.
Ti senti pesante. Guardi il quaderno di cinese cui non metti più mano da un mese. La pancetta che ti cresce. E lo stipendio no.
Questa, signori, è una "transazione virtuosa".
"Transazione virtuosa" è l'espressione coniata da un critico letterario il cui nome mi sfugge ma ve lo saprò dire, per indicare uno scambio.
Il critico si riferiva in particolar modo alla condizione della donna cinese in via di emancipazione. Bisognosa di riscattarsi agli occhi della società. Di riscattare il suo essere donna percepito come colpa e peso offrendo sé stessa, la sua più strenua dedizione a compiti gravosi e spesso di pura rappresentanza, in cambio del sentirsi socialmente accettata. A posto. Perdonata.
Io penso che si tratti di andare oltre l'apparenza. E di transazioni virtuose ce ne sono miliardi tutti i giorni. Uomini o donne non importa. Tutti quelli che si fanno sfruttare senza AVERNE REALMENTE BISOGNO.Senza saper perché lo fanno e perché non riescono a smettere. Stanno effettuando una transazione virtuosa. Stanno chiedendo alla società di riempire il loro senso di inadeguatezza, di farli sentire importanti, utili, indispensabili.
Modificando in questo modo il mercato del lavoro. Se il lavoro diventa fonte di gratificazione e rassicurazinoe, prima che di profitto e sussistenza. Anzi SOLO fonte di gratificazione perché signori, esiste il servizio civile.... allora tra un po' pagheremo per lavorare. Per sentirci leader. Importanti. Indispensabili.
Faccio davvero fatica a dirmi "basta" "non hai bisogno di fare tutte quelle ora, tanto non ti assumeranno e comunque la paga è da fame". Faccio fatica a tornare a casa e vedo che non sono l' unica.
Solo che io mi voglio fermare. A leggere un libro, a curare il mio blog, le mie amicizie, la mia vita. A progettare vie di fuga, altre possibilità professionali.
E se mi fermo mi accorgo, con stupore, che non mi crolla il mondo addosso.
post Post: lo so che il lavoro VERAMENTE sfruttato è altro, lo so che ci sono cose peggiori del precariato e che ho una casa e soldi da parte e sicurezze che altri non hanno. Però questo è uno sfogo. Perché mi sento congelata, interrotta. Fino a data da destinarsi. Perché mi sento cresciuta, e forzata in una adolescenza coatta. Perché devo cambiare qualcosa ma non necessariamente accollarmi responsabilità che non mi competono. Solo per assolvermi. Per dirmi "si, brava stai facendo abbastanza".
Signori, si dia il via al cazzeggio.
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La Joan, qui, che tanto fica non era ma prese un' aria da panterona e non si arrese mai davanti a nulla.... pure troppo. E si lo so che picchiava i suoi figli adottivi l' ho visto il film. Ma con il modo in cui era cresciuta, e la vita che aveva fatto resta per me un esempio di riscatto incredibile....
La Brigitte. Perché è adorabile e fa venire voglia di mangiarla. Perché non è mai volgare e sempre sexy. Perché ha saputo uscire di scena.
















