Patteggiamenti.

scritto da neronda il domenica, 28 ottobre 2007,18:23
Va bene Dio (nome convenzionale che sintetizza tutto il  Pantheon compreso il Dio che credo abiti nell' ascensore, la Serendipità, Buddha, i Tarocchi, i Capezzoli di gomma e anche i Fiori di Bach).
Facciamo un patto:

Coma avrai visto, spargo i miei semi nel vento. I miei semi civettuoli in questa realtà flirtuale. Mi sforzo di avere un portafoglio diversificato di investimenti affettivi.

Però senti qui: se ne fai attecchire solo una, di queste pianticine, che sia COMMESTIBILE (non un' orchidea, o una pianta di maria, o un fungo velenoso o allucinogeno che sia), dicevo COMMESTIBILE, beh allora prometto.

Coltiverò tutto il resto a maggese, promesso. Davvero.

"It's t-RAINING men, alleluja....".

scritto da neronda il lunedì, 22 ottobre 2007,10:01
Ovvero: "Post in cui parlerò dell' ultimo libro che ho letto, per l' appunto TRAIN MAN, e forse potrei anche aggiornare l' appello dei miei pretendenti ma non lo so, però pensavo che il titolo così fosse molto spiritoso, abbiate misericordia di me".

Allora, andiamo per ordine: " TRAIN MAN"

Come potrete leggere da link, si tratta di un libro piuttosto sui generis (e non del MIO  genere, io preferisco tipi di letteratura meno sperimentale, sia per quanto riguarda la forma che i contenuti): si tratta della fedele riproduzione (o così dice, nella finzione letteraria) di due mesi di chattate in un forum di nerd giapponesi, incentrate sulla figura di Train Man.

Train Man è semplicemente un ragazzo otaku che all' inzio del libro lancia un appello chiedendo consigli su come invitare a cena fuori una ragazza conosciuta sul treno.

Nel leggere questo libro, nell' approcciarsi ad esso abbiamo di fronte due strade:
1) credere alla finzione letteraria per cui si tratta davvero della fedele riproduzione degli interventi su un reale forum e la storia di Train man e Hermes è reale realissima, un reality cyber letterario.
2) credere che per l' appunto si tratta di un pretesto per stigmatizzare un fenomeno sociale e di costume, il dilagare di una categoria di persone che filtrano tutta la loro vita attraverso le infrastrutture informatiche, non vivendo più nulla sulla loro pelle: gli  OTAKU

In entrambi i casi la lettura può presentare interessanti spunti di riflessione.
Nel caso 1) tutta una serie di riflessioni sul concetto di reality come dispositivo di incremento alle vendite, sul dilagare di una specifica letteratura "reality" che al di là delle intrinseche qualità letterarie attira proprio per il suo fare leva sul nostro morboso interesse per le vite altrui.
La storia poi in realtà è molto carina, e volendo credere alla sua veridicità questo ci potrebbe portare a guardarci attorno con aria intenerita quando prendiamo il treno, specie se siamo vulnerabili fanciulle pendolari inclini al sentimentalismo.

Nel caso 2) invece ci si concentra di più sulla faccenda degli otaku, non tanto su Train Man ma sui frequentatori del forum che per due mesi spiano la sua vita e partecipano non vergognandosi di ammettere la loro incapacità di averne una propria. Sul bisogno che il protagonista ha di essere supportato dai suoi amichetti del computer in OGNI SUO GESTO.

Train Man è un antieroe, il simbolo di tutti i nerd giapponesi dagli occhiali spessi e la vita sessuale nulla. Come lui stesso dichiara, ha 22 anni ed è vergine e non ha mai baciato una ragazza, nè ha mai pensato di averne l' occasione. Con il supporto della community, Train Man diventa un riscatto per tutti loro, il loro "portavoce" nel mondo reale di persone reali che fanno cose reali.
La community che lo supporta ha nell' intrigo il ruolo della Fata madrina, seguendolo passo passo nel telefonarel alla ragazza, nella scelta del ristorante, nella selezione dei vestiti nuovi,nell' interpretare i suoi comportamenti e nel fornire all' eroe consigli e supporto morale perfino per quanto riguarda la cura del corpo e l' igiene personale!!!!
Il libro crea quindi un' atmosfera ovattata, intimista e familiare e i vari, anonimi utenti diventano, con i loro interventi, simili a capricciose ma benevole divinità pagane della tecnologia.
Train Man inoltre si inserisce in una tradizione nota, quella dell' eroe timido e sensibile ma disadattato e quindi negletto dal genere femminile, che viene d' un tratto scoperto da una fanciulla semplice  epura di cuore.
Cambiano le modalità, le forme espressive ma tutto sommato è una riedizione dell' eroe imbranato, da Paperino a Forrest Gump, solo nerd e con gli occhi a mandorla.
La sua dolcezza conquista i lettori inserendo lui e la sua storia nel filona "kawaii" e teneroso di Hello Kitty e di tanti manga rosa giapponesi.Lui stesso è prodotto di questo mondo, lui stesso pensa e agisce con quegli stereotipi culturali.
Il libro diventa quindi, pur senza essere di per  sè un incredibile prodotto letterario, il trampolino di lancio per meditare sulla spersonalizzazione tecnologica delle relazioni, ma anche sul modo in cui, pur sempre e purtuttavia, i medesimi atavici impulsi trovino il modo di incanalarsi  e cercare soddisfazione servendosi delle nuove interfacce.

QUI  il sito del film tratto dal libro, best-seller e fenomeno di costume in Giappone.


                            
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Una lunga, bizzarra giornata nerondesca.

scritto da neronda il giovedì, 18 ottobre 2007,09:12
Ieri è stata una  lunga, bizzarra giornata nerondesca, densa di avvenimenti probabilmente senza senso cui io mi illudo di attribuirne uno....
Il presagio del mattino è stato delizioso: mentre nelle orecchie saggiamente tappate dagli auricolari risuona la colonna sonora di Yann Tiersen del film " Le fabuleux destin d' Amélie Poulin" vedo una vecchietta claudicante dalle calze color brodo ed  un' enorme dentiera gialla dirigersi il più rapidamente la sua posizione le consenta verso un panciuto e altrettanto millenario vecchietto. Gli getta le braccia al collo con sorprendente disinvoltura e totale assenza di scricchiolii.Lui inizia a ricoprirle la faccia di baci come un Sanbernardo entusiasta, la cinge con le braccia e le toglie la valigia di mano, poi iniziano a sfregare i loro due nasi tra loro, come una coppia di attempati esquimesi in fregola amorosa.

Io li guardo con aria stupita e vagamente sognante, come la situazione e la musica richiedono,  e non appena distolgo lo sguardo mi imbatto nell' Angelo.
L' Angelo è un bellissimo individuo che appare e scompare a intermittenza nella mia vita lasciandomi rossa accaldata e ridacchiante nonché perplessa.
E' caratterizzato da un meraviglioso accento russo alla Barishnichov e una totale assenza di raziocinio, abbinati ad un paio di occhi verdi stroboscopici come dei caleidoscopi manco fosse la beata Lucy nel cielo coi diamanti.
Quello che fa è proferirmi bizzarre proposte, gettarmi nello scompiglio, sfuggire a ogni mio tentativo di inquadrarlo e poi scomparire.
Per un lungo periodo ho pensato fosse una proiezione della mia mente, insoddisfatta dalla prevedibilità dei miei pretendenti. Da lì il nome "Angelo".
Quando mi è venuto incontro quella mattina sapevo che non avrei preso il mio treno, ma il suo, ascoltando le sue storie di discutibile attendibilità sull' Azerbaijian e l' infanzia in Ucraina. I cantastorie mi intrigano, specie se c' é l' opportunità che siano bugiardi patologici....
La giornata evolve  in una rapina a una macchinetta di cibo con una chiavetta truccata, una gita in piazza ad avvelenare i piccioni con frutta essiccata, un pranzo in un normalissimo bar, al cui titolare l' Angelo ha detto che i suoi panini sono i migliori dell' universo.

E' strano vedere come la gente reagisce ai complimenti sfacciati e disinteressati: all' inizio ha il terrore negli occhi, poi subentra il disorientamento mascherato dietro un' aria finto-cinica diffidente. Se superi questi ostacoli la vittima crederà davvero in ciò che le stai dicendo e vedrai il suo sguardo illuminarsi e nuovo entusiasmo nei suoi gesti mentre pensa "finalmente qualcuno si è accorto che sono speciale"....

Successivamente ci siamo imbattuti in un mercatino delle pulci dove ho acquistato foto archeoporno di antiche case di tolleranza di inizio secolo e vecchie cartoline di Madonna.
Mentre ci dirigevamo in stazione sgranocchiando caldarroste (particolarmente buone dopo che l' Angelo folle aveva detto alla vecchietta che era bellissima) abbiamo valutato l' idea di gettarci da un aereo col paracadute e fuggire in Spagna a fare le statue di strada.

Alla fine sono tornata a casa. Nono so cosa signofichi tutto questo o a cosa serva, però mi ha fatto sorridere, e questo è sufficiente, no?!
La sera sono andata col mio pseudopretendente numero 2 a un concerto e lì ho incontrato il mio Amore-perverso-e-vizioso (per cui ho avuto una ricaduta dopo una recente tenebrosa notte di sesso.) In compagnia della sua probabile fidanzata.

Sono piuttosto confusa. A cosa serve tutto questo?! Chi sta cercando di dirmi cosa?!
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Neronda à la recherche de l'air du temps perdu....

scritto da neronda il lunedì, 15 ottobre 2007,09:56
Curioso minestrone di titolo, vero?! Questo post potrebbe contenere elementi tra loro apparentemente privi di pertinenza, ma come voi ormai saprete sono l' eroina della Mente Ipertestuale.

In questo post, siori e siore cercheremo di mescolare la ricerca di un profumo con l'ansia da status  nonché una sterile fantasia sul Principe Azzurro.

Tutto parte dal profumo.
Neronda si sveglia una mattina e decide che ha bisogno di un nuovo profumo. E' finita l' estate e anche il profumo estivo è finito, quindi urge un restyling olfattivo.
Solo da poco Neronda si occupa di profumi, essendo sempre stata un' ingenua dalle più plateali seduzioni.
Da qualche tempo però si compiace di avere un suo marchio di fabbrica olfattivo.

Dopo attente indagini e ricerche di mercato nonché test attitudinali su siti donneschi di consigli di bellezza, Neronda giunge alla conclusione che il profumo per lei ci sia, e sia niente meno che "L' Air du Temps" di Nina Ricci ( QUI   la composizione e la storia).

Questo per tutta una serie di motivi:
1) Perché i profumi  forti speziati e vanigliati da Vamp l' hanno stufata, quindi Poison è da escludere, come anche tutti quelli che sanno di roba mangereccia tipo Chocolat: ora punteremmo su qualcosa di meno naif....
2) perchè adora i profumi vecchi, veramente vecchi, quelli degli anni Quaranta o anche prima, quelli che fanno tanto diva retrò, quando una poteva essere una donna del tutto sprovvista di autoronia senza incorrere nel biasimo generale, quelli da Grande Horizontale, da femminaccia fatale.

Tra le due cose c'è una sostanziale differenza: i profumi più recenti sono spesso molto forti e con nomi ammiccanti e riferimenti al sesso perché spesso indossati da donne che hanno bisogno di sentirsi dire dal profumo che sono sexy, di un profumo che gridi quello che altrimenti non sanno comunicare in nessun modo.
Neronda si prefigge come scopo di  essere diversa, e vuole qualcosa che si limiti a incorniciare quello che di sessuoso lei già cerca di comunicare. Un profumo discreto, insomma e non superficiale. E non più recente degli anni Cinquanta.
L'Air du temps le sembra perfetto, perché spinge a guardare sotto la superficie.

Poi Neronda è una romanticona e si immagina che una sera, quando sarà in giro come di consueto bardata di latex come una principessa guerriera, arriverà un IO-SI-CHE-SO-CHI-SONO-E-SO-ANCHE-COSA-VOGLIO-PROPRIO-TU-SPLENDIDA-FEMMINA  e la guarderà ma la annuseràa anche e capirà quello che il profumo vuole dire: guardami, sono una principessa guerriera ma  mi metto l' Air du temps perché sotto sotto sono molto dolce e vorrei che qualcuno cogliesse questo messaggio subliminale.
E vissero tutti felici e contenti.

Spinta da queste ragionevolissime motivazioni Neronda inizia a pattugliare profumerie.
Sennonché.... alla terza profumeria arriva la FERALE notizia:

 L' AIR DU TEMPS e' FUORI PRODUZIONE. DA ADESSO.

Questo provoca una serie di conseguenze:

1) sensazione triste di anacronismo di Neronda che si sente fuori dal tempo con i suoi profumi, diciamolo, DA VECCHIETTA, che nessuno vuole comprare né tantomeno vendere. Segue un momento di tristezza elegiaca e autocompatente con Neronda seduta su una panchina a testa bassa che riflette su come il mondo pieno di POISON e ANGEL  non sia quello che vuole, e come dovevano essere stilosi i Forties....

2) Neronda si riscuote in preda all' ansia da status e pensa: deve essercene ancora un po' in giro e io DEVO AVERLO. Ricomincia a pattugliare l' altra metà delle profumerie finché non si imbatte nell' ultimo, miserrimo flacone di eau de toilette (non la boccetta bella con le colombe, ma un flacone spray molto anni Ottanta) e se lo porta a casa.

La cosa che mi spinge a riflettere è come io mi sia sentita chiamata in causa dalla scomparsa proprio del profumo che volevo, con cui avevo già iniziato ad identificarmi un pochino, e come, prevedibilmente, il sapere che è in estinzione mi abbia spinto a cercarlo con rinnovato vigore.

Peraltro l'eau de toilette è molto leggera e non si sente per un cazzo.
Però la ricerca di un profumo a volte è solo la punta dell' iceberg per più profonde e, diciamolo, avvincenti, riflessioni metafisiche su noi stessi e sui meccanismi che ci portano a desiderare qualcosa o ad identificarci con esso.
La mia ricerca però non è ancora finita e continuerò a cercare di accaparrarmi il profumo vero e proprio, per quanto questo possa sembrare futile e frivolo.
E infine.... parlare di sé stessi in terza persona non è sintomo di follia?!


Nuove mirabolanti avventure di una Non-persona pentita (o forse no).

scritto da neronda il giovedì, 11 ottobre 2007,18:59

A grande richiesta. Immagino la suspence fosse intollerabile. Per me lo era.

I Non-so-chi sono tornano SEMPRE sui loro passi. Perché Non-sanno-neanche-chi-non-sono. Quindi chissà mai dovessero perdersi qualcosa.... sono le vittime più diffuse della decerebrazione da eccessivo multitasking, ancora più delle Non-persone. Tornano sempre indietro. Hanno sempre paura delle decisioni troppo definitive (o che si protraggano oltre tre giorni).

Le Non-persone sono abbastanza inclini al perdono. Perché semplicemente si dimenticano le cose.

Sennonché.

Senonché a) la nostra beneamata Non-persona, qui, sta seriamente prendendo in esame l' idea di diventare una persona, con tutti gli annessi e i connessi, tipo cercare di non perseverare nelle proprie stronzaggini libidinose. b) I Non-so-chi-sono vanno e vengono. Perché non sanno chi sono. La loro parola non ha alcun valore ed è, purtroppo, meno affidabile del loro lodevole uccello.

Per cui miei cari, male si intona un Non-so-chi-sono con chi, ormai, ha lasciato il Paese dei Non.

Perché tu NON sai chi sei. Ma io si.

P.S. Dal prossimo post si torna a parlare di cose serie, tipo gli ultimi libri che ho letto oppure la meravigliosa perculiarità del farsi praticare sesso orale dagli orientali.

Il paese dei non.

scritto da neronda il sabato, 06 ottobre 2007,12:51
C' era una volta una Non- persona. Era una Non persona, e NON una persona, perché NON voleva ammettere di avere esigenze, e bisogni da persona.
Era come convinta (era una Non-persona-femmina) di vivere in una specie di film, o meglio, di libro. Nei libri i personaggi sono per te come un libro aperto, per l' appunto. Non hanno angolini bui e tu sai tutto di loro. Lei voleva essere allo stesso tempo lettrice e personaggio, in modo da essere sempre certa di sapere quello che le stava capitando.
Le persone funzionano diversamente. Purtroppo nessuno ha scritto quello che succederà loro (per quanto la Non-persona amasse credere nel destino), e il loro comportamento NON segue le regole dell' unità d'azione o  alcun tipo di coerenza, e spesso sorprendono sé stesse.
Per questi motivi la Non-persona NON voleva essere una persona. Perché era convinta che essere una Non- persona l' avrebbe tutelata dagli imprevisti delle persone, consentendole allo stesso tempo di vivere ogni sorta di avventure.

Un giorno la Non-ragazza (possiamo anche chiamarla così) iniziò una non- storia con un Non-so-chi-sono.
Il Non-so-chi-sono era indeciso se continuare ad essere una persona come era sempre stato, o diventare una Non-persona, come pensava che sarebbe stato tutto più semplice.
Era molto gentile e aveva un grosso uccello e la Non-ragazza e il Non-so-chi-sono si fecere molte scopate, queste per nulla "non", nei posti più assurdi e improponibili.
Sì, perché nella sua vita da persona, il Non-so chi-sono aveva costruito una Storia, con una Ragazza.
Non parleremo di questo, adesso, perché siamo nel Paese dei Non.

La Non-ragazza e il Non-so-chi-sono portarono avanti la loro Non-storia per qualche mese, e divennero amici. Tra alti e bassi cercarono a turno di interrompere la Non-storia per motivi logisitici ma finivano sempre per tornare sui loro passi.

La Non-ragazza si accorse che qualcosa non andava (era più allenata del Non-so-chi-sono che per quanto dotato in certi ambiti e senz' altro intelligente NON  aveva molto intuito per queste cose).
Il fatto era che il Non-so-chi-sono era ancora sotto l' influenza della sua esistenza da persona, e finiva per comportarsi di conseguenza, inquinando la loro Non-storia, comportandosi come se fosse una Storia.
Le parlava della sua vita e del suo lavoro e la cercava quando era triste e lei iniziò a fare lo stesso.
Iiniziò a comportarsi in modo sempre più strano e il fatto che lui fosse pure un po' tonto e quindi incapace di spiegare quello che gli succedeva non aiutò la Non-ragazza a recuperare il bandolo della matassa.
Anzi lei era sempre più confusa e si riprometteva sempre di porre fine a quella non-storia:
" Questa non-cosa deve finire, non si può andare avanti così."
Però poi era troppo curiosa di vedere cosa sarebbe successo e non faceva niente.

Un giorno il Non-so-chi-sono venne a trovare la Non-ragazza e le disse che avrebbero passato la serata insieme, e anche la notte, e avrebbero dormito insieme e non avrebbero mai smesso di scopare e si sarebbero svegliati e avrebbero scopato di nuovo.
La Non-ragazza era molto contenta del programma e acconsentì.
Non si rese conto che stavano facendo cose da Storia e NON da Non-storia.
Cose tipo mangiare una pizza assieme e guardare un film e parlare delle rispettive cose delle loro vite.
Lei pensava che bastasse mettersi a scopare furiosamente per tutelarsi da quello che stava succedendo.
Ma NON aveva ragione.

Quello che le stava succedendo era la fatale tentazione di togliere i NON.
Di diventare una Persona, di avere una Storia, di potersi mostrare in pubblico e fare sempre cose da storia.
Senza per questo smettere di scopare, benintesto.

Si addormentarono abbracciati ( lei cercò di soprassedere sul fatto che lui russava come un cinghiale).
Però durante la notte accadde qualcosa di orribile.
Il Non-so-chi-sono cadde in preda ad un terribile attacco di senso di colpa notturna, mentre la Ragazza dormiva.
Al mattino quando lei aprì gli occhi lui era seduto sul bordo del letto con l' espressione di chi si è appena accorto che è finita la carta igienica ma è troppo tardi.
Era più che mai un Non-so-chi-sono, persino i suoi contorni stavano diventando sfocati.

La Ragazza non capiva perchè fare sesso non lo facesse sentire in colpa e dormire assieme sì. O forse un po' lo capiva.
Lo accompagnò alla porta dicendogli di cercare di stare bene  e avere cura di sé.
Chiuse la porta.
Sentiva tutta una serie di non-emozioni dentro. Si disse che era pronta per diventare una Ragazza fatta e finita, però non ora, perché sennò si sarebbe sentita triste.
Si ripromise di ricominciare ad essere una persona non appena fosse passato un intervallo di tempo sufficiente perché potesse considerarsi al sicuro da qualunque emozione fuori luogo in merito a quella non-storia, per cui non era pronta.
Dopo tutto, si disse, è una non-storia, tutto qui.

L' anestesia non è ancora finita, però la Ragazza ha già iniziato a mettere in ordine un po' di cose. spera tanto di riuscire a mantenere i suoi buoni propositi.

Ma quanto è lungo quell' intervallo?!

Le "Confessioni" di Wanda Von Sacher Masoch, un libro che lascia perplessi.

scritto da neronda il lunedì, 01 ottobre 2007,09:51
Questo post è un po' che dovevo scriverlo, considerato che il libro l' ho terminato da un mese, e, dato che il lunedì è sempre il giorno dei buoni propositi, incominciamo col mettere in atto questo.
Le " Confessioni" di Wanda Von Sacher Masoch dovrebbero essere uno dei più originali e autentici documenti sul masochismo, tendenza sessuale e sindrome psichiatrica in cui, come tutti ormai sappiamo, la ricerca del dolore coincide con la ricerca del piacere.

Leopold Von Sacher Masoch è l' eponimo di questa particolare sfumatura della sessualità, e il suo manifesto è la " Venere in pelliccia", romanzo che racconta appunto di questa perfida donna impellicciata e del suo schiavo d'amore.
Ecco, la "Venere in pelliccia" sarebbe Wanda. Oppure no.

Ho preso il libro convinta di trovarmi a che fare con l' autobiografia di una spietata mistress, cosa di cui avevo estremamente bisogno in un periodo di rammollimento sentimentale.
Ero convinta di trovarmi a che fare con il racconto della formazione di una delle prime vere dominatrici, di calarmi nella sua indole e trarne un pizzico di beneficio.

Invece no.

Le " Confessioni" sono un libro a strati, estremamente complesso. E' molto difficile inquadrare la verità dei fatti, perchè quello che salta subito all' occhio nel leggere le prime pagine, sia delle " Confessioni" che della " Venere in pelliccia" è come, secondo me, sia Wanda che il marito fossero pessimi scrittori.

La "Venere in pelliccia" è estremamente lezioso e ridondante, quasi ridicolo. E le "Confessioni" sono scrittoe spesso in modo assolutamente superficiale, con salti temporali e anacronismi incredibili.
Dieci anni della vita possono essere descritti in una pagina, e gli stati d'animo della protagonista spesso sono trascurati per approfondire quelli di Leopold, come la moglie li immaginava.
Se ne ricava una impressione strana, in quanto Wanda pare essere un individuo sostanzialmente apatico e privo di particolare personalità, pur trattandosi delle SUE memorie.

Essendo il libro stato inoltre scritto dopo il divorzio, dopo una lunga battaglia legale in cui lei perse in effetti tutti i benefici economici acquisiti nell' aver sposato Leopold, preoccupazione principale di Wanda pare appunto essere il mettere in cattiva luce l' ex marito e porsi assolutamente nella posizione della vittima.

Wanda è quindi, stando al suo racconto, assolutamente disgustata dalle pratiche del marito, nient' altro che l' ennesima moglie virtuosa che si sacrifica per il bene dei figli.
Una Schiava travestita da Padrona, quando sembrerebbe che il vero padrone sia in realtà lui.

Una volta superata la delusione, il libro può rivelarsi un' interessante studio di negazione ed ipocrisia (perchè dal modo enfatico con cui Wanda descrive la sua virtù insozzata è evidente che non sia del tutto  sincera) e anche uno studio di manipolazione passivo-aggressiva (come costringere qualcuno a diventare il tuo dominatore, curioso, no?!).

I ricatti affettivi e morali di Sacher Masoch, ammesso che siano reali, sono ingegnosi, giunge fino a riufiutarsi di scrivere e quindi di mantenere la famiglia per ircattare Wanda e costringerla a farsi un amante (amante con il quale casualmente lei fuggirà dopo il divorzio, da tanto che proprio non le piaceva).

E' quasi comico il tono lirico e patetico con cui Wanda racconta come sia stata "costretta" a rivestire i panni della Venere in pelliccia, a trasformarsi in un feticcio bidimensionale e a rinunciare alle sue aspettative di un matrimonio normale.

I coniugi Masoch sono tutto sommato una coppia buffa e simpatica.
La moglie si fa l'amante malvolentieri mentre il marito si fa frustare dalla bambinaia in pelliccia.
Dopo qualche perplessità iniziale ci si abitua al bizzarro stile di Wanda, allo strano sistema di priorità della sua mente (pagine e pagine su un'amica di famiglia per cui è evidente tra le righe che ha avuto un' infatuazione, e due righe dedicate alla morte del figlio maggiore ancora bambino, o alla improvvisa scomparsa della figlia del marito da lei adottata " un giorno, alla fine, Lina non tornò più a casa").
Ci fa sorridere la paziente condiscendenza con cui Wanda indossa orribili pelliccie in agosto e ci racconta del suo imbarazzo, e gli aneddoti purtroppo rari di vita domestica sono forse le parti più gradevoli del libro (l' attaccamento di Leopold per una mosca che volava quotidianamente sul loro tavolo a pranzo, e come la mosca finì inghittita dal cane, e le lacrime di Leopold che taccia la moglie di insensibilità).

A ogni lettura questo testo presenta interessanti elementi, come una specie di giallo, anche se è molto probabile che questi non fossero gli intenti dell' autrice, tutta presa nella sua opera di riabilitazione di sé stessa e diffamazione dell' effettivamente folle marito.

Questa è tuttavia solo una mia lettura, e altro possono vederci altri elementi o arrivare a differenti conclusioni. Mi piacerebbe confrontare le mie opinioni con qualcun' altro che abbia letto il libro, magari potrei arrivare a pensarla in modo completamente diverso.
Quello che è certo è che è un testo da leggere in modo non superficiale, anche perchè stilisticamente mi ha fatto abbastanza schifo....