Dalla Spagna.

scritto da neronda il mercoledì, 30 aprile 2008,18:44

Eccomi qua. In un losco "locutorio" del  Raval. Il locutorio e' l' Internet Point. Tutti gli internet point sono indiani. Come i negozi di souvenir.

Barcellona e' come la ricordavo, forse pure meglio. In albergo mi hanno promossa, stavolta la mia camera ha la finestra che da' sulla finestra di fronte. Pero' vedo pure il cielo, eccheccazzo. E ho anche IL TAVOLO.

I miei passatempi preferiti qui sono principalmente tre: fare shopping (e questo non necessita di spiegazioni), cercare di distruggermi il fegato a colpi di ciambelle e cibo cinese e giocare a "cerca una cosa, trovane un' altra".

Si gioca cosi': rigorosamente senza una cartina geografica si decide un posto dove si vorrebbe andare. Poi si esce di casa con indosso pantaloni pigiamosi e ciabatte e si inizia a camminare istintivamente nella prima direzione che ti passa per la mente.

E ci si ferma lungo la strada in tutti i negozi, bar, pasticcerie, parchi, librerie che si incontrano.

Alla fine, quando hai rinunciato ed inizi a pensare che forse dovresti portartela una cartina dietro, e che se continui cosi' tra una settimana dovrai ciucciar cazzi per pagarti l' albergo, beh in quel momento allora, sara' la tua meta a correrti incontro (e se si tratta della Sagrada Familia, meglio che ti sposti).

La serendipita' sta diventando il mio sport preferito. Meglio pero' se non lo pratico con uno zaino di un quintale sulle spalle.

Besos

P.S. Lo spagnolo e' una lingua che mi piace perche' esiste il verbo "despreocuparte". L' ho letto su "Cosmopolitan".

Seduta sullo zaino.

scritto da neronda il lunedì, 28 aprile 2008,14:48

Volevo fare un post arguto e sagace oppure commovente e toccante invece sarà solo brusco e convenzionale, perché per ora non ho tempo di far nulla.

Sto partendo per la Spagna, dove resterò imprevedibilmente in giro per circa tre settimane, da sola.

Mi farò crescere la barba e al ritorno sarò un incrocio tra il "vecchio" di Hemingway-o-come-cazzo-si-scrive e Capitan Findus-quello-vecchio.

Ho uno zaino gigante e sembro la piccola scout che non sono mai stata.

Ho mutande e libri a volontà.

Vi affido i miei Tarocchi e Capezzoli di gomma, spero di riuscire ad aggiornare da là, però non si può dire.

 

Ci si risente il 22 maggio, baci e zozzaggini a tutti!!!!

Informazione di pubblica utilità che forse potrebbe cambiare il mondo o forse no.

scritto da neronda il martedì, 22 aprile 2008,23:47
Ci tenevo ad informare i miei amati lettori di una rivoluzionaria scoperta:

L' INGESTIONE DI SPERMA CURA E PREVIENE LA CELLULITE.

(come lo so non è oggetto di questo post).


                                             
categoria: le scoperte di neronda
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Oramai è successo.

scritto da neronda il giovedì, 10 aprile 2008,12:32
Oramai è successo. Sono andata. Irrecuperabile. Me lo dico da sola ma sarete d' accordo punto.
L' ho fatto. L' ho detto.

"Ragazze non correte, questa è una biblioteca, non un circolo ricreativo".


Basta lo so da sola, è la fine. Ricordatemi per come ero.
Ora incomincerò a ricoprirmi di tweed e verruche.

Non- a- letto con Neronda

scritto da neronda il domenica, 06 aprile 2008,15:36

Scena. Potete immaginarvela dove volete. Il contesto non conta, vi lascio liberi.

Neronda e la sua preda (che crede ancora di essere un cacciatore):

Neronda: Che cosa vuoi da me?! (visto e considerato che sei venuto TU a provarci, che sei TU che stai con un' altra e che a parte l' attrazione fisica non abbiamo nulla un comune dato che non capisci neanche le mie battute- ma questa parte non la dico, mi limito a pensarla mentre scocco quella che reputo una irresistibile occhiata gattesca).

Preda-convinta-di-essere-un-cacciatore: Vorrei scoparti, questo si, il dopo lo lascio al caso, non escludo nulla, capito?! Ma la cosa dipende anche da te, al di là di quello che voglio .Potrebbe capitare anche a me di provare qualcosa di più.

Neronda: Vorresti scoparmi, allora. E perché non lo stiamo facendo?! Perché sei venuto a provarci con me se non avevi le idee chiare su quello che volevi?!

Preda- eccetera: Ma non immaginavo che ci saresti stata subito.

(liberamente tratto da "La vita non-sessuale di Neronda: gli episodi più spassosi".Ogni somiglianza con fatti o persone eccetera è da ritenersi un po' casuale un po' no. )

 

Ecco. Questo è quanto. Neronda che ci sta fa PAURA.

Ora che dovrei fare secondo voi?!

Iniziare a non starci per tutelare l' amor proprio frustrando così gli appetiti di Miss-Jayne- Eyre- La-Mia-Fica oppure andarmene in giro con una maglietta con la scritta: ATTENTO, SE CI PROVERAI CI STARO' ?!

Sono ben accetti consigli e proposte oscene.

Riflessione domenicale.

scritto da neronda il domenica, 06 aprile 2008,13:58
Credo che la cosa che mi spaventa più di tutto al mondo sia la sensazione di non imparare nulla dai miei errori, e di ripeterli all' infinito.
categoria: riflessioni insensate
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"Cous cous" o Il fascino della tragedia.

scritto da neronda il giovedì, 03 aprile 2008,18:52

Martedì sera sono andata a vedere "Cous cous". Era tanto che volevo vedere "Cous cous". Ero molto carica di andare a vedere "Cous cous".

In realtà avevo sentito parlare soprattutto della famigerata scena finale della danza del ventre, ed essendo io appassionata di danza del ventre pensavo che questa avesse più peso nel film.

In realtà il film si è rivelato un po' diverso da come me lo aspettavo. Di fatto piuttosto che una pittoresca commedia "etnica" come spesso viene definita, cosa che ti farebbe pensare a qualcosa tipo "Monsoon wedding", per esempio, è una sorta di documentario.

Gli aspetti documentaristici del film implicano, ad esempio, che l' azione, invece che svolgersi sotto gli occhi dello spettatore, venga raccontata dai personaggi stessi, intenti a fumare sul terrazzo, pelare patate, o pescare.

Di fatto la vita è così: l' azione occupa una minima percentuale di tempo, e maggiore è quello che si trascorre raccontandola.

La trama è incentrata su Slimane, operaio di cantieri marittimi licenziato perché troppo vecchio e quindi improduttivo, che decide di riciclarsi nel mondo della ristorazione aprendo un ristorante su una barca. Un ristorante di cous cous di pesce.

Alle spalle di Slimane la sua doppia famiglia, i figli, i generi i nipoti, la nuova compagna, la figliastra, le relazioni tra i membri della famiglia.

Dalla seconda metà in poi però, il film diventa una sorta di thriller, angosciante come una pellicola di Hitchcock.

Riuscito finalmente a portare a termine i lavori sulla barca, Slimane, con la sua famiglia, organizza una serata cui invita tutti gli esaminatori del suo progetto, al fine di ottenere le autorizzazioni.

E da qui in poi il film si trasforma in una tragedia. Nel senso classico del termine. Quello che il regista vuole mettere in luce, a mio parere, è il fatto che nelle vite di ognuno di noi ci sono tutta una rete di rapporti e circostanze potenzialmente fatali, che possono potenzialmente e fatalmente comporsi in tragedia.

Il figlio puttaniere di Slimane si dilegua con la macchina da cui il figlio stupido non ha scaricato il barile di cous cous. Pertanto manca il cous cous in un ristorante di cous cous.

Mentre Rim, la figlioccia, danza fino allo sfinimento per distrarre gli astanti, Slimane corre a casa in motorino per chiedere alla moglie di prepararne altro. Sennonché la moglie è uscita per portare un piatto di cous cous al barbone di fiducia, dato che la figlia non ha voluto farlo.

Mentre Slimane è al piano di sopra, tre teppistelli adolescenti gli rubano il motorino e lui inizia a rincorrerli con una rassegnazione testarda ai limiti del masochismo, e si accascia per terra.

Fine.

Allora. Nono posso dire che il film non mi sia piaciuto. In particolar modo mi è piaciuto riscontrare tutti gli aspetti tipici di una tragedia greca in un documentario sugli immigrati magrebini in Francia.

La narrazione tramite il coro (di volta in volta interpretato dai famigliari, dai pensionanti, dalle donne), l' ineluttabilità del fato che si oppone agli sforzi di Slimane e di tutta la sua famiglia, e in particolar modo la capacità della regista di cogliere come tanti piccoli insignificanti aspetti della vita di ognuno di noi possano tessere nel tempo i presupposti di un totale tragico fallimento.

L' ho trovato angosciante, commovente.

Quello che mi chiedo però è questo: perché, almeno per quanto mi riguarda, le opere (film, o libri che siano) di impostazione tragica, che trasmettono un messaggio di fallimento, di ineluttabilità del fato eccetera, mi sembrano più profonde/meritevoli di quelle che al contrario trasmettono messaggi di positività/fiducia?!

La cultura in cui sono cresciuta vede ancora attivo il nesso tragico = profondo, lietofine = superficiale?!

Il messaggio che un' opera trasmette pregiudica la valutazione estetica dell' opera stessa?!

Perché mi viene istintivo ammirare/ essere colpita dai libri/ film più deprimenti/sfuducianti che circolano?!

Succede solo a me o è conseguenza di qualche messaggio subliminale della cultura occidentale?!

 

Lo so, farei meglio a tornare di là a lavorare.

Dal prossimo post torno a parlarvi delle mie vicissitudini sessuali/ parasentimentali/ dei pazzi della biblio.

Lo so che vi piace.

                                                                     

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