Il tanto atteso (ma da chi?!) post su "Le Correzioni"

Nel mio telefilm sulle lesbiche preferito, "L Word", c'è questo personaggio, Jenny, piuttosto insopportabile ma interpretato dalla gnocchissima Mia Kirshner, altresì nota per aver interpretato la Dalia Nera nell' omonimo film:

Va bene, lo ammetto, era una scusa gratuita per postare la foto di una gnocca in un post altrimenti serio, e forse la serietà nel blog mi spaventa un po'.
Orbene dicevo, questa gnocca Jenny Schecter (vi assicuro, ho uno scopo) vuole diventare una scrittrice e ad un certo punto viene rimproverata dalla sua insegnante di scrittura creativa per l' eccessivo attingere ad elementi autobiografici.
Le dice che non è creativa, che "non l' ha trasformato in narrativa".
Penso che questo sia il punto. Troppo spesso il concetto di narrativa nel recente panorama letterario è stato confuso con qualcosa che sta tra la diaristica e la "pornografia dei sentimenti".
Il trend dei reality si è abbattuto anche sulla produzione letteraria, favorendo il proliferare di opere autobiografiche in cui prevale la ricercatezza del dettaglio e dell' analisi introspettiva più "chirurgica".
Jonathan Franzen è un narratore.
Con questo non escludo che nelle sue "Correzioni" possa esserci qualceh elemento autobiografico, ma non è assolutamente possibile evidenziarli all' interno di un intreccio che ha una sua unità strutturale ben definita.
"Le correzioni" è un romanzo familiare. Racconta delle vicende occorse ad una familia americana in un periodo di tempo breve, di qualche mese, prendendo però spunto per digressioni nell' intera storia della suddetta famiglia.
I Lambert sono personaggi a tutto tondo.Ognuno di loro è un individuo che Franzen crea e cura in ogni suo minimo dettaglio, prima di liberarlo nella trama della storia.
Il mondo dei Franzen è un mondo reale, curato e dettagliato, nulla accade per caso, e allo stesso tempo tutto è "creato".
Franzen è uno scrittore creatore che pur generando i personaggi da sè ( e in qualche misura certamente anche mettendovi parte di sè), li rende "altro" da sè, in qualche modo "entità autonome " e realmente animate.
E' questa la caratteristica principale che secondo me accomuna i grandi classici di tutti i tempi: la capacità dell' autore di "plasmare" vite inventate come se fossero reali.
Con questo non intendo il dilungarsi in dettagli pedanti, o l'escludere svolte impreviste dalla storia ( ce ne sono eccome).
Franzen dedica a ciascuno dei membri della famiglia Lambert un lungo capitolo, e ci fa vedere il mondo attraverso i loro occhi.
Però, attenzione, non in prima persona. Mantenendo il narratore onnisciente, Franzen ci cala sì nella vita di Chip, Gary, Enid, Denise e Alfred, però rimanendo come uno spettatore sulla porta, senza cadere nella tentazione di una partecipazione eccessiva.
Sorta di documentarista dell' animo umano, Franzen ci trascina e ci tiene legati fino alla fine del libro, senza ricorrere ad espedienti quali ad esempio sesso gratuito e particolareggiato, effetti melodrammatici, colpi di scena drammatici.
In buona sostanza è un libro che vale la pena di leggere, e alla fine lascia un senso di soddisfazione come un buon pranzo.
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