Doveva essere un post su "V." il romanzo di Pynchon che ho letto nell' ultimo mese. Sennonchè mi sono arenata sul ciglio dell' ultimo capitolo.
"V." è un libro sorprendente e persino coinvolgente, innovativo, particolare, certo. Presenta mille trame e si sviluppa in mille direzioni, è l' intersezione di mille storie. Il problema è però che più che un libro, a volte sembra una stazione. Un luogo di passaggio per storie che non troveranno lì nessun completamento. E badate, ogni capitolo è davvero ben scritto e con una sua unità di trama e coerenza di personaggi. Ma ogni capitolo muore in sè stesso, o quasi. Non c'è un vero filo conduttore, sta al lettore rigirarsi il libro in mano (a volte con l' aiuto di Wikipedia, se è ignorante come me in Storia contemporanea) e cercare i rimandi tra i vari intrecci.
Il lettore di "V." non può essere passivo, deve rielaborare quello che legge e metterne i pezzi in relazione tra loro.
E' senz' altro un approccio innovativo al romanzo, paragonabile a quello del Calvino di "Se una notte di inverno un viaggiatore" e del Perec di "La vita : istruzioni per l'uso" (ma li ho letti entrambi e li ho trovati meno faticosi).
Il fatto è che sto invecchiando. E voglio un romanzo che mi racconti una storia. Voglio sedermi e sentirmela raccontare. Voglio personaggi da imparare a conoscere, a cui potermi affezionare come se fossero vivi, con una loro coerenza e tridimensionalità, non semplici avatar abbozzati funzionalmente alle esigenze di uno scrittore e alla sua poetica.
Mi spiego: non penso che uno scrittore non debba avere una poetica. Ce la deve avere eccome. Ma non deve fartela vedere, ecco. Il lettore dovrebbe vederne solo il prodotto.
Sto diventando maledettamente tradizionalista, ecco. Tra un po' dirò che il mio romanzo preferito è "I primessi sposi".
Il fatto è che a volte penso di essere nient' altro che una ruminante di libri. Voglio solo nutrirmi di storie e non mi importa molto dell' ego dello scrittore che c'è dietro, o di capire qual' è la sua filosofia artistica. Voglio solo farmi prendere da quello che leggo, e trovo che sia sempre più raro trovare libri che hanno questo unico scopo (escludendo la letteratura usa e getta, ovvio).
Comunque.
Non perdo la fiducia, e ho accantonato "V." per il momento.
Sto leggendo "Grotesque", della giallista giapponese Natsuo Kirino, autrice di "Le quattro casalinghe di Tokyio". Per il momento lo trovo coinvolgente. Staremo a vedere.
