Dovrei dormire.

scritto da neronda il lunedì, 03 novembre 2008,22:58
Dovrei dormire e invece sto qua.
A confermare per l' ennesima volta, se non l'aveste capito, che sono una che usa il blog solo per sfogarsi nei momenti in cui per l' appunto si sente straripare.
Non riesco a dormire.

A non farmi dormire è la foto sul mio libretto universitario. E mica perché sono venuta male. Cioè, non solo.

Guardo quella foto e non riesco a dormire.

Non sopporto le cose inutili. Le aspettative deluse, accartocciate su se stesse, che mi fanno sentire una fallita.

Quando mi sono iscritta alla seconda laurea in Lingue e Mercati dell' Asia Orientale ero fiera di me.
Ero così fiera di aver superato l'esame di ammissione.
Così fiera di essere arrivata ottava su cento e passa.
Così fiera che finalmente andavo a studiare cinese, che era la cosa che avevo sempre sognato.
Nella foto sul libretto mi brillano gli occhi, ero così orgogliosa di partire per una seconda laurea, mi sentivo così fica.
Mi sentivo fica a studiare e lavorare e fare la pendolare.

Volevo fare una sorpresa ai miei genitori, e dirgli tutto appena avessi superato il primo esame.
Mi sentivo fiera ad andare all'università di nascosto all'alba, frequentare tutto e studiare la notte, non vedevo l'ora di dire loro il primo meraviglioso voto di cinese, a Natale.
Volevo dire a mio padre che si sbagliava, che io il cinese l'avrei imparato davvero.

Invece lui è morto e non ha mai saputo che mi sono iscritta all' università di nuovo. E comunque all'esame di cinese sono stata bocciata.

Dopo un po' di tempo sono tornata all'univesità. Ho dato qualche esame, i più belli e appassionanti.
Un paio di quegli esami sono stati inghiottiti nei meandri informatici dell' Unibo, e sono scomparsi.

E' stato tutto inutile e non riesco più a continuare. Devo semplicemente ammettere che non ci sono riuscita.
Che la persona che sorride, nella foto sul libretto è piena di aspettative che non si sono avverate e non si avvereranno.

Che ora non so più nulla di quello che voglio fare, che non voglio più quello che credevo di volere e che non ho più tutta quella fiducia in me stessa.
Che gli ostacoli mi sembrano al di sopra delle mie capacità e mi sento ogni giorno più ottusa e impotente, e sperduta.
Guardo quel libretto e mi sento profondamente in colpa per la persona che non sono diventata.
Ho paura a progettare qualcosa di nuovo e deludermi di nuovo.

Mi sentirò meglio se restituisco quel libretto?!

Neronda à la recherche de l'air du temps perdu....

scritto da neronda il lunedì, 15 ottobre 2007,09:56
Curioso minestrone di titolo, vero?! Questo post potrebbe contenere elementi tra loro apparentemente privi di pertinenza, ma come voi ormai saprete sono l' eroina della Mente Ipertestuale.

In questo post, siori e siore cercheremo di mescolare la ricerca di un profumo con l'ansia da status  nonché una sterile fantasia sul Principe Azzurro.

Tutto parte dal profumo.
Neronda si sveglia una mattina e decide che ha bisogno di un nuovo profumo. E' finita l' estate e anche il profumo estivo è finito, quindi urge un restyling olfattivo.
Solo da poco Neronda si occupa di profumi, essendo sempre stata un' ingenua dalle più plateali seduzioni.
Da qualche tempo però si compiace di avere un suo marchio di fabbrica olfattivo.

Dopo attente indagini e ricerche di mercato nonché test attitudinali su siti donneschi di consigli di bellezza, Neronda giunge alla conclusione che il profumo per lei ci sia, e sia niente meno che "L' Air du Temps" di Nina Ricci ( QUI   la composizione e la storia).

Questo per tutta una serie di motivi:
1) Perché i profumi  forti speziati e vanigliati da Vamp l' hanno stufata, quindi Poison è da escludere, come anche tutti quelli che sanno di roba mangereccia tipo Chocolat: ora punteremmo su qualcosa di meno naif....
2) perchè adora i profumi vecchi, veramente vecchi, quelli degli anni Quaranta o anche prima, quelli che fanno tanto diva retrò, quando una poteva essere una donna del tutto sprovvista di autoronia senza incorrere nel biasimo generale, quelli da Grande Horizontale, da femminaccia fatale.

Tra le due cose c'è una sostanziale differenza: i profumi più recenti sono spesso molto forti e con nomi ammiccanti e riferimenti al sesso perché spesso indossati da donne che hanno bisogno di sentirsi dire dal profumo che sono sexy, di un profumo che gridi quello che altrimenti non sanno comunicare in nessun modo.
Neronda si prefigge come scopo di  essere diversa, e vuole qualcosa che si limiti a incorniciare quello che di sessuoso lei già cerca di comunicare. Un profumo discreto, insomma e non superficiale. E non più recente degli anni Cinquanta.
L'Air du temps le sembra perfetto, perché spinge a guardare sotto la superficie.

Poi Neronda è una romanticona e si immagina che una sera, quando sarà in giro come di consueto bardata di latex come una principessa guerriera, arriverà un IO-SI-CHE-SO-CHI-SONO-E-SO-ANCHE-COSA-VOGLIO-PROPRIO-TU-SPLENDIDA-FEMMINA  e la guarderà ma la annuseràa anche e capirà quello che il profumo vuole dire: guardami, sono una principessa guerriera ma  mi metto l' Air du temps perché sotto sotto sono molto dolce e vorrei che qualcuno cogliesse questo messaggio subliminale.
E vissero tutti felici e contenti.

Spinta da queste ragionevolissime motivazioni Neronda inizia a pattugliare profumerie.
Sennonché.... alla terza profumeria arriva la FERALE notizia:

 L' AIR DU TEMPS e' FUORI PRODUZIONE. DA ADESSO.

Questo provoca una serie di conseguenze:

1) sensazione triste di anacronismo di Neronda che si sente fuori dal tempo con i suoi profumi, diciamolo, DA VECCHIETTA, che nessuno vuole comprare né tantomeno vendere. Segue un momento di tristezza elegiaca e autocompatente con Neronda seduta su una panchina a testa bassa che riflette su come il mondo pieno di POISON e ANGEL  non sia quello che vuole, e come dovevano essere stilosi i Forties....

2) Neronda si riscuote in preda all' ansia da status e pensa: deve essercene ancora un po' in giro e io DEVO AVERLO. Ricomincia a pattugliare l' altra metà delle profumerie finché non si imbatte nell' ultimo, miserrimo flacone di eau de toilette (non la boccetta bella con le colombe, ma un flacone spray molto anni Ottanta) e se lo porta a casa.

La cosa che mi spinge a riflettere è come io mi sia sentita chiamata in causa dalla scomparsa proprio del profumo che volevo, con cui avevo già iniziato ad identificarmi un pochino, e come, prevedibilmente, il sapere che è in estinzione mi abbia spinto a cercarlo con rinnovato vigore.

Peraltro l'eau de toilette è molto leggera e non si sente per un cazzo.
Però la ricerca di un profumo a volte è solo la punta dell' iceberg per più profonde e, diciamolo, avvincenti, riflessioni metafisiche su noi stessi e sui meccanismi che ci portano a desiderare qualcosa o ad identificarci con esso.
La mia ricerca però non è ancora finita e continuerò a cercare di accaparrarmi il profumo vero e proprio, per quanto questo possa sembrare futile e frivolo.
E infine.... parlare di sé stessi in terza persona non è sintomo di follia?!


Vedi alla voce "cane di Pavlov"

scritto da neronda il martedì, 04 settembre 2007,23:05
Io mi affeziono a tutto. Anche alla spazzatura.
Io non butto via niente.
Io penso che tutte le relazioni si possono aggiustare. Che tutte le persone possono far parte del mercato di risorse umane che immagino sia la mia vita.
Io penso che tutti hanno qualcosa da insegnarmi.
Mi luccicano gli occhi al primo stupido complimento e vedo buonafede dappertutto in realtà.
Io ho letto troppi romanzi e attribuisco alle persone la forza di compiere atti e provare emozioni romanzesche, per l' appunto.
Io sono convinta di stare dentro un romanzo, mi sa.
Continuo a correre incontro festosa al badile che mi si schianta sul muso.
Alla ciotola vuota.
Vedi alla voce "cane di Pavlov".
categoria: battaglie perse
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这 个 日记说 汉语 o Sì, questo blog parla cinese (ma io no).

scritto da neronda il martedì, 07 agosto 2007,17:00
Questo blog parla cinese, a differenza della blogger , però ci sto lavorando. Tutto grazie a QUESTO meraviglioso sito di tools per l' apprendimento del cinese, grazie al quale, con molto pazienza, posso anche chattare in cinese su mns. Volevo rendervi partecipi della mia gioia.
E' molto probabile che la frase scritta in cinese sopra, che nelle mie intenzioni vorrebbe dire "questo blog parla cinese" in realtà non abbia alcun senso.
Per cominciare il dizionario non mi dà la parola "blog", allora ho ripiegato su "rìjì" "diario". E come può un diario "parlare"?! Quindi è probabile che per un cinese questa frase non avrebbe alcun senso. Mi conforta pensare che nessun cinese legga il mio blog.

So che la strada è lunga.
Oggi il mio 老师 和 男朋友 (insegnante nonché "amichetto" maschio) mi ha elargito questo slogan, che va per la maggiore nelle scuole cinesi:


                                       !好好 学习, 天天 向 上!!!!

Ovvero "Studiare  duramente, ogni giorno migliorare".
Ecco.... tra l' altro è anche carino da vedere.... oltre che molto saggio.
Mi dà un pochino di fiducia, sembra.... non è raro che mi sento annegare in un mare di caratteri simili a millepiedi indisciplinati e refrattari ad ogni controllo.
Spesso mi sento stupida e NON ALL' ALTEZZA DELLE MIE AMBIZIONI. che è la cosa più brutta. Desiderare di fare qualcosa, avere la possibilità di farlo e rendersi conto che è troppo difficile/ grande/impegnativo. Significa mettersi alla prova da soli, e le proprie aspettative sono quelle che è più doloroso deludere....
                    

                                       
                                        好好 学习, 天天 向 上!!!!
                                   

E staremo a vedere....

Anche oggi.

scritto da neronda il venerdì, 03 agosto 2007,20:10
Anche oggi, come tutti i giorni, nell' andare al lavoro sono passata davanti alnegozio- di- ogni -cosa -della -sorridente -signora- cinese -che -è -convinta -che -io -parli -fluentemente -il -putonghuà.

La Sorridente Signora Cinese eccetera tutti i giorni mi saluta con entusiastici sventolii di braccia, perché una volta le ho detto "Ni hao"....
La Sorridente Signora Cinese è adorabile, davvero.

Anche oggi mi ha apostrofato con entusiasmo nel suo meraviglioso e per me incomprensibile idioma, entusiasmo che non è scemato neanche davanti ai miei balbetti sinofoni ma sintatticamente insensati.
Anche oggi, grazie al mio annuire e ridacchiare ha preservato la convinzione che io capisca tutto quello che dice. Non potrei mai deluderla.

La cosa che più mi conforta è che il suo italiano non è meglio del mio cinese.

Zàijiàn....

La matematica è un' opinione che non condivido.

scritto da neronda il domenica, 17 giugno 2007,09:03

Vi poteva parere che Neronda si mettesse un po' tranquilla, a scrivere i suoi salaci post sui jeans e le opinioni del suo clitoride sui suddetti.... e invece no miei cari, questo blog è sempre all' insegna delle sorprese, e riesce ad  essere noioso lo stesso....

Oggi parleremo di matematica. Io con la matematica c'ho sempre avuto poco a che spartire, ecco. Ringrazio il cielo da quando ho la calcolatrice nel cellulare....

Scopro di questi tempi che la matematica, oltre che essere fastidiosa e perigliosa è anche FALSA.

E' un' opinione. Che non condivido, come titola per l'appunto questo post.

L'opinione altrui è ingannevole nel credere che due mezzi siano uguali a un intero. Non è così, signori, non illudetevi.

1/2 +1/2 non è uguale a 2/2.

Contrariamente a quanto possa sembrare. La matematica è una disciplina molto superficiale, signori, che vende le cose per come dovrebbero essere e non per come in realtà sono. E' una disciplina utopica, e molto democratica, che si fonda sulla presunta omegeneità delle cose in base alla loro esclusiva natura numerica. Molto hippy tutto questo.

Siiii!!!! Elementi del reale, accantoniamo le nostre divergenze ontologiche e morfologiche e siamo tutti fratelli!!!! E sommiamoci, e dividiamoci, e moltiplichiamoci, e sottraiamoci!!!!Una goduriosa partouze algebrica. Deliziosamente promiscua questa matematica.Ti piacerebbe, eh, Neronda?!

1/2 + 1/2 è un'operazione molto incresciosa. Perchè sommare due metà, Neronda, e non cercare direttamente l'intero?! Perché affidarsi alla sorte e sperare che la natura di quei due pezzetti permetta loro di darti, insieme, quello che vuoi?!

Un mezzo pezzo di torta e un mezzo pezzo di focaccia insieme non fanno un pezzo di pizza, e perché dovrebbero?! Con tutte le buone intenzioni che possono avere.

Due uomini sommati non fanno un principe azzurro. Non fanno un amante perfetto e un compagno complice. Fanno una serie infinita di atti ginnici a sfondo sessuale, di potenziali misunderstandings, di situazioni farsesche per quanto divertenti da raccontare. Al massimo, sommati insieme, fanno una interessante ricerca di mercato. Un esaurimento per Neronda più probabilmente.

Ho fatto del multitasking la mia bandiera in ogni campo. Non sempre per scelta, tenetelo a mente. Sputo battute da avanspettacolo a raffica, per giustificare le mie posizioni. E mi scopro una romanticona.

E vorrei quella cosa che ti rivolta insieme fica e cuore e cervello ( e pure lo stomaco non sta tanto bene, per solidarietà) la vorrei tanto.

 Perché vorrei sentirmi pulita e tranquilla, e non sporca e confusa.

Perché sono stanca e mi domando cos'ho che non va.

Perché sono stufa di essere presa a pezzi come un grazioso assortimento di sushi disposto con arte su un vassoio.

 Perché vorrei che qualcuno avesse il coraggio di pigliarmisi intera. (tanto abbiamo il frigo per conservare gli avanzi, no?!).

Perché non voglio fare male a nessuno. Tantomeno a me stessa.

E infine, signori, perché NON SONO BRAVA IN MATEMATICA.

Il post che dovrei scrivere non è il post che scriverò.

scritto da neronda il mercoledì, 16 maggio 2007,19:53

Il post che dovrei scrivere è il post su "Teoria e pratica di ogni cosa", il libro che ho appena finito di leggere e mi è piaciuto tantissimo.

Non è il post che scriverò perché è uno dei libri più ben scritti, ben costruiti e allo stesso tempo originali che abbia mai letto, e non so da dove cominciare davvero.

Perciò magari domani. Il post che scriverò è sull'arte di dire no. Nell'ultimo anno mi sono specializzata nell' arte di perdere, dimenticare e cadere. Di incassare e rielaborare e dimenticare.

Ora pare dovrò specializzarmi nell' arte di "farmi perdere". E nella sublime arte del diplomatico rifiuto. Servire un rifiuto con grazia è forse più difficile che incassarne uno scodellato senza garbo. E pare che io debba imparare.

A sbattere porte sul muso non sono capace, non è nella mia filosofia di vita farlo senza una certa qual urbanità e delicatezza. Magari lascio pure aperto uno spiraglio che si chiude piano piano, come nelle porte automatiche dei condomini con su scritto "si chiude da sé".Quindi sono qui che mi destreggio tra il senso di colpa e l' atavica paura di essere definita "una che se la tira".

Una volta l' insulto più grande per una donna era "frigida". Ora l'espressione è cambiata ma il succo resta lo stesso. Se dici no sei tu che hai qualcosa che non va. Sei socialmente inabile se non cedi alla pedanza o al fascino ruspante o semplicemente all' asfissiante insistenza.

Che poi mi sento cattiva a dir così. Mi sento genuinamente in colpa perché non mi va. E come c'è chi accetta di buon grado il "in questo momento non mi va" e mantiene rapporti civili, c'è  invece chi fa la cosa peggiore. Fa finta di non capire. E ogni tanto continua a reiterare profferte. Che mi indeboliscono. Che mi fan sentire antipatica e sbagliata e vecchia zitella e frigida e che me la tiro, si, tutto questo.

Il baricentro del rifiuto è spostato e il peso cade tutto su di me. Che poi va  finire che dico di sì, e poi si ancora e poi mi ritrovo con un marito e due figli e non so com' è successo....

Ribadisco:

QUALCUNO MI SALVI DA ME STESSA ( o mi prenda sul serio, sarebbe un passo avanti, tutto sommato)....

Lingua batte cervello 2 a 0 o La gattamorta.

scritto da neronda il venerdì, 04 maggio 2007,10:04
Oggi sono qui per parlarvi dei manga porno. O dei film porno di infima categoria e di alcune teoria maschiliste insite nella loro natura.
Si parlerà in seguito della porca sciovinista in ognuna di noi, altresì nota come La Gattamorta o la Piattaforma orgasmica. Per gli amici Miss Riflesso Condizionato.
Sapete di cosa sto parlando. Ognuna di noi prima o poi la incontra. La Gattamorta in lei. Il Riflesso Condizionato. Quella parte di noi Femmine che è rimasta impermeabile agli ideali femministi, quella di cui ci vergogniamo tanto. Quella per niente assertiva. Il Riflesso, per l'appunto.

Se restate con noi alla fine si parlerà anche della lingua di Neronda. Che batte il cervello. 2 a 0.

Prima o poi tutte e tutti (soprattutto tutti) ci saremo imbattuti in uno di quei film porno un po' vintage. O un fumetto sexy. O un racconto. Dove l'eroina brancicata da un malintenzionato dice " no, no, nooo" e poi immancabilmente ci sta con entusiasmo o quantomeno senza opporre una gran resistenza se non vocale ( e si sa i maschietti non hanno l'uccello rinfoderabile a comando vocale.... anzi).

E nel vedere questo noi femminucce siamo cadute dalle nuvole. Attribuendo questa cosa al maschilismo sciovinista insito nelle rappresentazioni sessuali più mainstream.E magari ci siamo pure indignate un po'. Ci siamo sentite offese dalla trivialità di queste scene.

Fingendo di ignorare quello che io temo esserci. E cioé un  reale presupposto antropologico.

Insidiosamente rimpiattato in ognuna di noi. Spero di non offendere nessuna. Magari sbaglio. Tant' è. Però ne sono convinta e questo mi sgomenta un pochino.  E un po' mi fa ridere.


Ognuna di noi può diventare DA UN MOMENTO ALL' ALTRO Miss Cinquant'anni di femminismo Mi Fanno Un Baffo. Miss Dammi Una Botta In Testa E Portami Nella Tua Caverna. Miss Maschione Possiedimi Ignorando Le Mie Fittizie Proteste.


Alcune di noi attribuiscono le proteste a un residuo di remora cattolico-ben-pensante insita nel Dna, che ci porta a vergognarci di dire sì e a cammuffarlo dietro un no. E forse chissà in alcuni casi è vero.

Ma io sono qui per svelarvi un'inquietante verità: IL RIFLESSO CONDIZIONATO.

Quando siete perfettamente capaci di dire no pensando NO. Eppoi entra in campo lui. Il riflesso condizionato
.
Che scombina le carte e si fa beffe della vostra credibilità e della vostra convinzione di essere una persona intera.
No. Voi non potete difendervi dal riflesso condizionato. E'  voi quanto la vostra decantata assertività e consapevolezza.

E qui entra in scena la lingua di Neronda. Che batte il cervello. E non una volta sola. Ma due. In due giorni diversi. Con due persone diverse.Il riflesso condizionato. Infilami la lingua in bocca e vada pure a farsi un giro il cervello di Neronda. E quello che le interessa o no.

La mia lingua è più veloce del cervello. A parlare o a baciare. E' una realtà con cui devo imparare a convivere, pare.

(A questo punto arriva quel signore simpatico che alla fine di " Un tram che si chiama Desiderio" porta via a braccetto Blanche Dubois e mi offre il braccio, e io con aria spiritata dico "Ho sempre confidato nella gentilezza degli estranei" mentre salgo sull'ambulanza della Diagnosi e Cura.... dissolvenza. Sipario.)


PRESTO!! QUALCUNO MI SALVI DA ME STESSA....

L'arte dell'attenzione e l' imbastire metafore.

scritto da neronda il giovedì, 26 aprile 2007,15:06
Oggi penso all'attenzione. Che mi manca. Del tutto. Mi manca l'interesso per quello che mi circonda, la cura per quello che mi capita, l' aderenza a quello che incontro passo passo. Il mio atteggiamento verso la realtà è diventato quello di un uccello che fa la spola cercando pagliuzze con cui farsi il nido. Altrove. Non so da quanto tempo è così. Lo so che è sbagliato e pure un po' medievale.

Oggi penso alle metafore. Perché sto leggendo questo libro bellissimo, " Teoria e pratica del tutto" di Marisha Pessl, che di metafore è trapuntato, senza per questo risultare barocco o ridondante o rallentato da esse. E non è da poco.
Le metafore e le similitudini sono bellissime. Sono il modo più puro che c' è di far parlare il tuo subconscio, di far venire a galla quello che sta sotto il semplice cogliere le cose per come sono, e implica il farle riecheggiare dentro di noi e ascolltare il rumore che producono.

A scuola ho studiato come tutti Dante. Di Dante si diceva, tra le altre cose, che era maestro di metafore e similitudini. Che le usava per avvicinare il lettore alle cose apparentemente assurde di cui parlava, riportandole nel contesto del quotidiano tramite astuti accostamenti di, per l'appunto, similitudini.

Ho incontrato altre tracce di questo tipo di pensiero ieri, in ambito completamente diverso. Un diplomatico cinese in visita in Occidente nell' Ottocento si sforza con perizia ammirevole di piegare la nostra morale occidentale ai canoni confuciani. Non sempre ci riesce.

La metafora e la similitudine sono dunque un modo di accompagnare chi legge in nuove avventure consentendogli di aggrapparsi a strumenti di classificazione che già conosce per scoprire il nuovo mondo che gli viene proposto.

E le metafore autoriferite?! Quelle che uno fa con sé stesso  per cercare di spiegarsi come si sente e cosa gli manca e dove gli fa male, quella specie di  scooby doo mentale che uso per classificare i pensieri che mi colpiscono, e non necessarimente per comunicarle?!
A cosa serve questo?! Non certo per comunicare qualcosa ad altri che me stessa, dato che non mi pare proprio di chiarire nulla.
Se dico ad esempio che le mie giornate sono come un lanciatore di coltelli che mi bersaglia con una raffica continua di stimoli e dettagli che disegnano la mi sagoma senza colpirmi, sono fedele a come mi sento. Ma non credo di essere chiara.

Perciò credo questo tipo di parallelismi appartengano a un secondo tipo: le metafore utili per chi le fa e basta.
A prima vista perché sono divertenti da fare (- di/vertere= allontanare, distrarre, deviare).
Ma in realtà mi servono per mantenere l'attenzione. Se mi sforzpo di cercare somiglianze tra il di fuori e e le storie che mi abitano, devo per forza concentrarmi su quello che vedo.
Che siano gil occhi di un mio amico che si spalancano come una porta sbattuta dal vento in un gesto di diniego.
O che siano il collo della vecchia signora davanti a me che si srotola come un cannocchiale (grazie, Lewis Carrol) , sono piccole puntine che mi tengono attaccata qui. E credo sia un bene.

Sliding doors.

scritto da neronda il venerdì, 30 marzo 2007,14:21
Più spesso di quanto non dovrei penso alle altre realtà. Quelle che non sono successe. Le diramazioni che la mia vita non ha preso, a volte per un pelo. Alcune di queste sono dolorosamente vicine, come se ci fosse solo un velo in mezzo. Dolorosamente vicine e impossibili. Percorro con un dito immaginario la cicatrice di eventi che le ha portate via da me e non riesco a crederci. Sono così vicine. Trabocco di una specie di tristezza così struggente e così dolce che non riesco a staccarmene. Né a darle un nome.