Dilemmi.
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Scena. Potete immaginarvela dove volete. Il contesto non conta, vi lascio liberi.
Neronda e la sua preda (che crede ancora di essere un cacciatore):
Neronda: Che cosa vuoi da me?! (visto e considerato che sei venuto TU a provarci, che sei TU che stai con un' altra e che a parte l' attrazione fisica non abbiamo nulla un comune dato che non capisci neanche le mie battute- ma questa parte non la dico, mi limito a pensarla mentre scocco quella che reputo una irresistibile occhiata gattesca).
Preda-convinta-di-essere-un-cacciatore: Vorrei scoparti, questo si, il dopo lo lascio al caso, non escludo nulla, capito?! Ma la cosa dipende anche da te, al di là di quello che voglio .Potrebbe capitare anche a me di provare qualcosa di più.
Neronda: Vorresti scoparmi, allora. E perché non lo stiamo facendo?! Perché sei venuto a provarci con me se non avevi le idee chiare su quello che volevi?!
Preda- eccetera: Ma non immaginavo che ci saresti stata subito.
(liberamente tratto da "La vita non-sessuale di Neronda: gli episodi più spassosi".Ogni somiglianza con fatti o persone eccetera è da ritenersi un po' casuale un po' no. )
Ecco. Questo è quanto. Neronda che ci sta fa PAURA.
Ora che dovrei fare secondo voi?!
Iniziare a non starci per tutelare l' amor proprio frustrando così gli appetiti di Miss-Jayne- Eyre- La-Mia-Fica oppure andarmene in giro con una maglietta con la scritta: ATTENTO, SE CI PROVERAI CI STARO' ?!
Sono ben accetti consigli e proposte oscene.
In realtà mai l' ho saputa bene distinguere. Il fatto è che quando leggi tanto, senza criterio, un po' qualunque tipo di opera narrativa, e sei molto influenzabile/ suggestionabile/piena di immaginazione, la differenza tra romanzo e realtà un po' ti sfugge.
A livello qualitativo intendo.
A livello quantitativo si sa, i tempi nel romanzo sono molto più accellerati, come nei film del resto, e hai l' impressione che al protagonista capitino un mucchio di cose anche perché sono più condensate, per esigenze di fruibilità.
Ma a livello qualitativo?! Cioè, io spesso ho l' impressione che la realtà superi di gran lunga la fantasia.
Sarà che mi stupisco come una bambina deficiente. Sarà che ho il potere di catalizzare su di me persone ed eventi strani.
Sarà che stando sempre in mezzo ai libri e alle persone ho questa sensazione di essere circondata da un marasma indistinto e caotico di storie in corso, di carta e di carne.
Un' altra differenza potrebbe essere che il romanzo è eterodiretto (l' autore decide cosa succederà ai protagonisti), mentre la vita si dice sia autodiretta e che ognuno ne sia padrone.
Ma vogliamo parlare di quella cosa con cui ognuno di noi prima o poi deve fare i conti tutte le volte che si chiede "perché?!" e lo chiama a scelta Dio, Caso, Sfiga, Serendipità eccetera?! Non è molto diverso da avere la sensazione che qualcun' altro stia scrivendo la tua storia, la presunzione di pensarlo.
Il fatto è che i miei termini di paragone, mi rendo conto, per le mie vicissitudini, son sempre di più personaggi di romanzo più che persone reali.
E quando non mi succede nulla per 24 ore mi domando se non sono stata rimessa sullo scaffale a impolverarmi, tra Joyce e Don Quixote (che sono illeggibili tutti e due, e pure ingombranti, ecco, e non mi lasciano posto, uffa).
A scelta mi trasformo in un romanzo di chick lit (mettiamo un "Bridget Jones") penso che andrà tutto bene alla fine e quello che devo fare è non smetter mai di guardare al lato comico della faccenda.
Oppure divento un acidissimo romanzo di Fay Weldon sugli uomini che sono stronzi e le donne che sono molto più intelligenti e alla fine si vendicano ma non sono felici neanche lo stesso.
Oppure un romanzo autobiografico di una postadolscente disagiata che ostenta toni di indifferenza mentre racconta cose squallide per shockare il lettore.
O un romanzo triste, cinese, di quelli dove a nessuno vanno bene le cose alla fine, che vuole denunciare l' arbitrarietà del caso e l' inutilità della vita stessa.
Però di fatto penso sempre in termini narrativi e mai di semplice autoconservazione. A volte quando devo fare una scelta mi domando cosa mi farei farese fossi il personaggio di un romanzo che io stessa sto scrivendo. E mi è capitato di prendere decisioni in base al romanzo che avrei voluto essere.
A voi non capita mai?!
Che romanzo siete?!
E qual'è per voi la differenza tra romanzo e realtà?!
Beh comunque io l' avevo detto, che ogni tanto avrei affidato il blog al suo destino, seppur patrocinato da Nostra Signora Diana Ross. Così tra una cosa e l' altra è passato quasi un mese dall' ultima volta che ho postato, e siamo già nel 2008 e vi è andata di lusso che vi ho risparmiato il bilancio dell' anno vecchio e i propositi per l' anno nuovo (tra cui figura diventare una impareggiabile bellydancer dalle pelvi flessibili come un' anguilla e trovare qualcuno che legga i tarocchi a me invece di leggerli sempre agli altri- aha, così vi ho fregato e ce li ho infilati lo stesso).
Durante queste vacanze (dal blog e non solo) ho letto un sacco di libri su cui posterò, tra cui c'è stato anche il fatto di riprendere in mano "La recherche du temps perdu", per, credo, la quarta o quinta volta.
Quando ero più sbarbina pensavo che un uomo che aveva letto tutta la Recherche era un uomo prodigioso e degno di essere il padre dei miei figli senz' altro. Mica prevedevo però che poi me la venisse a regalare.
Tant' è a diciott' anni ho ricevuto questo ingombrante rosario di libri e ancora non m'è riuscito di finirlo anche se lo so che ne vale la pena (opinione che invece non condivido per quanto riguarda l' "Ulisse" di Joyce).
Chissà che questa non sia la volta buona.
Tutto questo per introdurre con somma maestria il mio celebre discorso sui ricordi. Proust infatti fa tutta quella solfa incredibile per celebrare il potere del ricordo come collante per non disperdere i vari fotogrammi delle nostre vite, per fare anzi da filo conduttore attraverso le nostre giornate e darci il senso di essere un personaggio fichissimo in un romanzo ancora più fico (magari però non scritto da Proust per favore).
Pure io ho sempre un po' avuto il culto del ricordo. Sono sempre andata a caccia di madeleine un po' ovunque e ho sempre conservato feticci di particolari momenti a cui volevo restare legata, e tutt' ora continuo a farlo.
Però fino a quest' anno avevo sempre creduto che la "scrittura " di un ricordo fosse a senso unico, irripetibile.Mi spiego meglio.
Se io in un momento importante per qualsivoglia motivo nella mia vita , stavo leggendo un determinato libro, o ascoltando una determinata canzone, o indossando un certo vestito eccetere, vestito, canzone e libro si legavano indissolubilmente al bagaglio di ricordi di quel momento,anzi diventavano un elemento del ricordo stesso.
Ma quando qualcosa te lo vuoi dimenticare?! Quando ha paura che non riuscirai mai più a goderti un libro, o una canzone, o il Natale per esempio, perchè ti ricorda continuamente qualcosa di triste o perso per sempre che primavolevi ricordarti e adesso vorresti accantonare?!
Qui mi è venuto in aiuto il mio aminemico Marcel.
Infatti il celeberrimo brano della madeleine può essere di aiuto anche in questo senso.
Assaggiando la madeleine che era solito mangiare da bambino eccetera il protagonista sperimenta sì il rimaterializzarsi di ricordi attraverso l' evocazione sensoriale, però sperimenta anche la labilità di questa sensazione.
Al primo morso la sensazione di ricordo è forte ma poi va via via diventando sempre più vaga fino a sparire. Probabilmente se in seguito lui avesse mangiato altre madeleine non sarebbe più riuscito a convocare quel ricordo, al massimo il ricordo del giorno in cui gli era affiorata quella sensazione.
Quindi tutto quello che dobbiamo fare se vogliamo esorcizzare un libro, una canzone, un cibo o un qualunque oggetto da ricordi negativi o semplicemente tristi che si porta attaccato, è usarlo in un altro contesto.
All' inizio sarà sgradevole e davvero pieno di strane sensazioni, però poi i nuovi ricordi e le nuove impressioni si sedimenteranno sopra. Garantito. Basta non avere paura.
Questa riflessione, e il fatto di applicarla nella realtà, il rendermi conto che POSSO SCEGLIERE quali madeleine mantenere tali e quali riutilizzare (mai riguardare i cartoni dell' infanzia, ad esempio: fa sbiadire i ricordi!!), il fatto di essere padrona, almeno un po', di evocare o scacciare i miei fantasmi, ecco, mi sembra un bel modo di iniziare il 2008 (che pare essere per il mio segno un anno faticosissimo con Giove in Capricorno mannaggia, e così ho messo pure i propositi per l' anno nuovo e l'angolo dell' oroscopo, eheh sono diabolica ).
Buon Anno a tutti voi!!!!
Sposta i mobili. Anzi, perché non ne sposti qualcuno direttamente fuori dalla porta e dalla tua vita? Con un po' di fortuna entrerai così nello stato d'animo giusto per cominciare a eliminare tutto quello che non dovrebbe più trovarsi sotto il tuo tetto. Potresti dare una festa della Semplificazione, completa di esorcismo. Oppure chiamare a raccolta i tuoi amici e formare una carovana verso la discarica più vicina. Non importa come lo farai, Cancerino, ma liberati di tutti i gingilli, i quadretti, gli specchi, i sogni infranti, le catene e tutti i ricordi che una volta erano piacevoli ma ora non lo sono più. È ora di svuotare la tua casa.
Questo me lo dice il Breszny. Pure lui. Per me è difficilissimo pure buttare l' immondizia.
Dai 17 ai 23 anni ho collezionato tutte le confezioni della Pillola, e su ognuna dietro scrivevo un piccolissimo resoconto del mese passato, magari il titolo dell' ultimo libro letto, o gli avvenimenti salienti, il voto dell'ultimo esame dato.
E ce le ho ancora tutte lì, in una scatola di plastica.
Questo per dirvi come sono messa.
Io riciclo e conservo e accumulo. Cose e persone. E questo oroscopo mi fa paura solo a leggerlo....


