Dilemmi.

scritto da neronda il giovedì, 29 maggio 2008,20:04
Devo amputarmi il naso per nutrire la bocca?!

Non- a- letto con Neronda

scritto da neronda il domenica, 06 aprile 2008,15:36

Scena. Potete immaginarvela dove volete. Il contesto non conta, vi lascio liberi.

Neronda e la sua preda (che crede ancora di essere un cacciatore):

Neronda: Che cosa vuoi da me?! (visto e considerato che sei venuto TU a provarci, che sei TU che stai con un' altra e che a parte l' attrazione fisica non abbiamo nulla un comune dato che non capisci neanche le mie battute- ma questa parte non la dico, mi limito a pensarla mentre scocco quella che reputo una irresistibile occhiata gattesca).

Preda-convinta-di-essere-un-cacciatore: Vorrei scoparti, questo si, il dopo lo lascio al caso, non escludo nulla, capito?! Ma la cosa dipende anche da te, al di là di quello che voglio .Potrebbe capitare anche a me di provare qualcosa di più.

Neronda: Vorresti scoparmi, allora. E perché non lo stiamo facendo?! Perché sei venuto a provarci con me se non avevi le idee chiare su quello che volevi?!

Preda- eccetera: Ma non immaginavo che ci saresti stata subito.

(liberamente tratto da "La vita non-sessuale di Neronda: gli episodi più spassosi".Ogni somiglianza con fatti o persone eccetera è da ritenersi un po' casuale un po' no. )

 

Ecco. Questo è quanto. Neronda che ci sta fa PAURA.

Ora che dovrei fare secondo voi?!

Iniziare a non starci per tutelare l' amor proprio frustrando così gli appetiti di Miss-Jayne- Eyre- La-Mia-Fica oppure andarmene in giro con una maglietta con la scritta: ATTENTO, SE CI PROVERAI CI STARO' ?!

Sono ben accetti consigli e proposte oscene.

Della differenza tra romanzo e realtà (che in questo momento mi sfugge).

scritto da neronda il martedì, 05 febbraio 2008,12:36

In realtà mai l' ho saputa bene distinguere. Il fatto è che quando leggi tanto, senza criterio, un po' qualunque tipo di opera narrativa, e sei molto influenzabile/ suggestionabile/piena di immaginazione, la differenza tra romanzo e realtà un po' ti sfugge.

A livello qualitativo intendo.

A livello quantitativo si sa, i tempi nel romanzo sono molto più accellerati, come nei film del resto, e hai l' impressione che al protagonista capitino un mucchio di cose anche perché sono più condensate, per esigenze di fruibilità.

Ma a livello qualitativo?! Cioè, io spesso ho l' impressione che la realtà superi di gran lunga la fantasia.

Sarà che mi stupisco come una bambina deficiente. Sarà che ho il potere di catalizzare su di me persone ed eventi strani.

Sarà che stando sempre in mezzo ai libri e alle persone ho questa sensazione di essere circondata da un marasma indistinto e caotico di storie in corso, di carta e di carne.

Un' altra differenza potrebbe essere che il romanzo è eterodiretto (l' autore decide cosa succederà ai protagonisti), mentre la vita si dice sia autodiretta e che ognuno ne sia padrone.

Ma vogliamo parlare di quella cosa con cui ognuno di noi prima o poi deve fare i conti tutte le volte che si chiede "perché?!" e lo chiama a scelta Dio, Caso, Sfiga, Serendipità eccetera?! Non è molto diverso da avere la sensazione che qualcun' altro stia scrivendo la tua storia, la presunzione di pensarlo.

Il fatto è che i miei termini di paragone, mi rendo conto, per le mie vicissitudini, son sempre di più personaggi di romanzo più che persone reali.

E quando non mi succede nulla per 24 ore mi domando se non sono stata rimessa sullo scaffale a impolverarmi, tra Joyce e Don Quixote (che sono illeggibili tutti e due, e pure ingombranti, ecco, e non mi lasciano posto, uffa).

A scelta mi trasformo in un romanzo di chick lit (mettiamo un "Bridget Jones")  penso che andrà tutto bene alla fine e quello che devo fare è non smetter mai  di guardare al lato comico della faccenda.

Oppure divento un acidissimo romanzo di Fay Weldon sugli uomini che sono stronzi e le donne che sono molto più intelligenti e alla fine si vendicano ma non sono felici neanche lo stesso.

Oppure un romanzo autobiografico di una postadolscente disagiata che ostenta toni di indifferenza mentre racconta cose squallide per shockare il lettore.

O un romanzo triste, cinese, di quelli dove a nessuno vanno bene le cose alla fine, che vuole denunciare l' arbitrarietà del caso e l' inutilità della vita stessa.

Però di fatto penso sempre in termini narrativi e mai di semplice autoconservazione. A volte quando devo fare una scelta mi domando cosa mi  farei  farese fossi il personaggio di un romanzo che io stessa sto scrivendo. E mi è capitato di prendere decisioni in base al romanzo che avrei voluto essere.

A voi non capita mai?!

Che romanzo siete?!

E qual'è per voi la differenza tra romanzo e realtà?!

La recherche perdue o Ricordi riscrivibili.

scritto da neronda il domenica, 06 gennaio 2008,17:31

Beh comunque io l' avevo detto, che ogni tanto avrei affidato il blog al suo destino, seppur patrocinato da Nostra Signora Diana Ross. Così tra una cosa e l' altra è passato quasi un mese dall' ultima volta che ho postato, e siamo già nel 2008 e vi è andata di lusso che vi ho risparmiato il bilancio dell' anno vecchio e i propositi per l' anno nuovo (tra cui figura diventare una impareggiabile bellydancer dalle pelvi flessibili come un' anguilla e trovare qualcuno che legga i tarocchi a me invece di leggerli sempre agli altri- aha, così vi ho fregato e ce li ho infilati lo stesso).

Durante queste vacanze (dal blog e non solo) ho letto un sacco di libri su cui posterò, tra cui c'è stato anche il fatto di riprendere in mano "La recherche du temps perdu", per, credo, la quarta o quinta volta.

Quando ero più sbarbina pensavo che un uomo che aveva letto tutta la Recherche era un uomo prodigioso e degno di essere il padre dei miei figli senz' altro. Mica prevedevo però che poi me la venisse a regalare.

Tant' è a diciott' anni ho ricevuto questo ingombrante rosario di libri e ancora non m'è riuscito di finirlo anche se lo so che ne vale la pena (opinione che invece non condivido per quanto riguarda l' "Ulisse" di Joyce).

 Chissà che questa non sia la volta buona.

Tutto questo per introdurre con somma maestria il mio celebre discorso sui ricordi. Proust infatti fa tutta quella solfa incredibile per celebrare il potere del ricordo come collante per non disperdere i vari fotogrammi delle nostre vite, per fare anzi da filo conduttore attraverso le nostre giornate e darci il senso di essere un personaggio fichissimo in un romanzo ancora più fico (magari però non scritto da Proust per favore).

Pure io ho sempre un po' avuto il culto del ricordo. Sono sempre andata a caccia di madeleine un po' ovunque e ho sempre conservato feticci di particolari momenti a cui volevo restare legata, e tutt' ora continuo a farlo.

Però fino a quest' anno avevo sempre creduto che la "scrittura " di un ricordo fosse a senso unico, irripetibile.Mi spiego meglio.

Se io in un momento importante per qualsivoglia motivo nella mia vita , stavo leggendo un determinato libro, o ascoltando una determinata canzone, o indossando un certo vestito eccetere, vestito, canzone  e libro si legavano indissolubilmente al bagaglio di ricordi di quel momento,anzi diventavano un elemento del ricordo stesso.

Ma quando qualcosa te lo vuoi dimenticare?! Quando ha paura che non riuscirai mai più a goderti un libro, o una canzone, o il Natale per esempio, perchè ti ricorda continuamente qualcosa di triste o perso per sempre che primavolevi ricordarti e adesso vorresti accantonare?!

Qui mi è venuto in aiuto il mio aminemico Marcel.

Infatti il celeberrimo brano della madeleine può essere di aiuto anche in questo senso.

Assaggiando la madeleine che era solito mangiare da bambino eccetera il protagonista sperimenta sì il rimaterializzarsi di ricordi attraverso l' evocazione sensoriale, però sperimenta anche la labilità di questa sensazione.

Al primo morso la sensazione di ricordo è forte ma poi va via via diventando sempre più vaga fino a sparire. Probabilmente  se in seguito lui avesse mangiato altre madeleine non sarebbe più riuscito a convocare quel ricordo, al massimo il ricordo del giorno in cui gli era affiorata quella sensazione.

Quindi tutto quello che dobbiamo fare se vogliamo esorcizzare un libro, una canzone, un cibo o un qualunque oggetto da ricordi negativi o semplicemente tristi che si porta attaccato, è usarlo in un altro contesto.

All' inizio sarà sgradevole e davvero pieno di strane sensazioni, però poi i nuovi ricordi e le nuove impressioni si sedimenteranno sopra. Garantito. Basta non avere paura.

Questa riflessione, e il fatto di applicarla nella realtà, il rendermi conto che POSSO SCEGLIERE quali madeleine mantenere tali e quali riutilizzare (mai riguardare i cartoni dell' infanzia, ad esempio: fa sbiadire i ricordi!!), il fatto di essere padrona, almeno un po', di evocare o scacciare i miei fantasmi, ecco, mi sembra un bel modo di iniziare il 2008 (che pare essere per il mio segno un anno faticosissimo con Giove in Capricorno mannaggia, e così ho messo pure i propositi per l' anno nuovo e l'angolo dell' oroscopo, eheh sono diabolica ).

 

Buon Anno a tutti voi!!!!

Il paese dei non.

scritto da neronda il sabato, 06 ottobre 2007,12:51
C' era una volta una Non- persona. Era una Non persona, e NON una persona, perché NON voleva ammettere di avere esigenze, e bisogni da persona.
Era come convinta (era una Non-persona-femmina) di vivere in una specie di film, o meglio, di libro. Nei libri i personaggi sono per te come un libro aperto, per l' appunto. Non hanno angolini bui e tu sai tutto di loro. Lei voleva essere allo stesso tempo lettrice e personaggio, in modo da essere sempre certa di sapere quello che le stava capitando.
Le persone funzionano diversamente. Purtroppo nessuno ha scritto quello che succederà loro (per quanto la Non-persona amasse credere nel destino), e il loro comportamento NON segue le regole dell' unità d'azione o  alcun tipo di coerenza, e spesso sorprendono sé stesse.
Per questi motivi la Non-persona NON voleva essere una persona. Perché era convinta che essere una Non- persona l' avrebbe tutelata dagli imprevisti delle persone, consentendole allo stesso tempo di vivere ogni sorta di avventure.

Un giorno la Non-ragazza (possiamo anche chiamarla così) iniziò una non- storia con un Non-so-chi-sono.
Il Non-so-chi-sono era indeciso se continuare ad essere una persona come era sempre stato, o diventare una Non-persona, come pensava che sarebbe stato tutto più semplice.
Era molto gentile e aveva un grosso uccello e la Non-ragazza e il Non-so-chi-sono si fecere molte scopate, queste per nulla "non", nei posti più assurdi e improponibili.
Sì, perché nella sua vita da persona, il Non-so chi-sono aveva costruito una Storia, con una Ragazza.
Non parleremo di questo, adesso, perché siamo nel Paese dei Non.

La Non-ragazza e il Non-so-chi-sono portarono avanti la loro Non-storia per qualche mese, e divennero amici. Tra alti e bassi cercarono a turno di interrompere la Non-storia per motivi logisitici ma finivano sempre per tornare sui loro passi.

La Non-ragazza si accorse che qualcosa non andava (era più allenata del Non-so-chi-sono che per quanto dotato in certi ambiti e senz' altro intelligente NON  aveva molto intuito per queste cose).
Il fatto era che il Non-so-chi-sono era ancora sotto l' influenza della sua esistenza da persona, e finiva per comportarsi di conseguenza, inquinando la loro Non-storia, comportandosi come se fosse una Storia.
Le parlava della sua vita e del suo lavoro e la cercava quando era triste e lei iniziò a fare lo stesso.
Iiniziò a comportarsi in modo sempre più strano e il fatto che lui fosse pure un po' tonto e quindi incapace di spiegare quello che gli succedeva non aiutò la Non-ragazza a recuperare il bandolo della matassa.
Anzi lei era sempre più confusa e si riprometteva sempre di porre fine a quella non-storia:
" Questa non-cosa deve finire, non si può andare avanti così."
Però poi era troppo curiosa di vedere cosa sarebbe successo e non faceva niente.

Un giorno il Non-so-chi-sono venne a trovare la Non-ragazza e le disse che avrebbero passato la serata insieme, e anche la notte, e avrebbero dormito insieme e non avrebbero mai smesso di scopare e si sarebbero svegliati e avrebbero scopato di nuovo.
La Non-ragazza era molto contenta del programma e acconsentì.
Non si rese conto che stavano facendo cose da Storia e NON da Non-storia.
Cose tipo mangiare una pizza assieme e guardare un film e parlare delle rispettive cose delle loro vite.
Lei pensava che bastasse mettersi a scopare furiosamente per tutelarsi da quello che stava succedendo.
Ma NON aveva ragione.

Quello che le stava succedendo era la fatale tentazione di togliere i NON.
Di diventare una Persona, di avere una Storia, di potersi mostrare in pubblico e fare sempre cose da storia.
Senza per questo smettere di scopare, benintesto.

Si addormentarono abbracciati ( lei cercò di soprassedere sul fatto che lui russava come un cinghiale).
Però durante la notte accadde qualcosa di orribile.
Il Non-so-chi-sono cadde in preda ad un terribile attacco di senso di colpa notturna, mentre la Ragazza dormiva.
Al mattino quando lei aprì gli occhi lui era seduto sul bordo del letto con l' espressione di chi si è appena accorto che è finita la carta igienica ma è troppo tardi.
Era più che mai un Non-so-chi-sono, persino i suoi contorni stavano diventando sfocati.

La Ragazza non capiva perchè fare sesso non lo facesse sentire in colpa e dormire assieme sì. O forse un po' lo capiva.
Lo accompagnò alla porta dicendogli di cercare di stare bene  e avere cura di sé.
Chiuse la porta.
Sentiva tutta una serie di non-emozioni dentro. Si disse che era pronta per diventare una Ragazza fatta e finita, però non ora, perché sennò si sarebbe sentita triste.
Si ripromise di ricominciare ad essere una persona non appena fosse passato un intervallo di tempo sufficiente perché potesse considerarsi al sicuro da qualunque emozione fuori luogo in merito a quella non-storia, per cui non era pronta.
Dopo tutto, si disse, è una non-storia, tutto qui.

L' anestesia non è ancora finita, però la Ragazza ha già iniziato a mettere in ordine un po' di cose. spera tanto di riuscire a mantenere i suoi buoni propositi.

Ma quanto è lungo quell' intervallo?!

Post utile solo a me a cui non temete domani farò seguire un post sensato, promesso!!

scritto da neronda il giovedì, 27 settembre 2007,18:37
Cancro (21 giugno - 22 luglio)

Sposta i mobili. Anzi, perché non ne sposti qualcuno direttamente fuori dalla porta e dalla tua vita? Con un po' di fortuna entrerai così nello stato d'animo giusto per cominciare a eliminare tutto quello che non dovrebbe più trovarsi sotto il tuo tetto. Potresti dare una festa della Semplificazione, completa di esorcismo. Oppure chiamare a raccolta i tuoi amici e formare una carovana verso la discarica più vicina. Non importa come lo farai, Cancerino, ma liberati di tutti i gingilli, i quadretti, gli specchi, i sogni infranti, le catene e tutti i ricordi che una volta erano piacevoli ma ora non lo sono più. È ora di svuotare la tua casa.

Questo me lo dice il Breszny. Pure lui. Per me è difficilissimo pure buttare l' immondizia.

Dai 17 ai 23 anni ho collezionato tutte le confezioni della Pillola, e su ognuna dietro scrivevo un piccolissimo resoconto del mese passato, magari il titolo dell' ultimo libro letto, o gli avvenimenti salienti, il voto dell'ultimo esame dato.

E ce le ho ancora tutte lì, in una scatola di plastica.

Questo per dirvi come sono messa.

Io riciclo e conservo e accumulo. Cose e persone. E questo oroscopo mi fa paura solo a leggerlo....

Gioie e dolori del multitasking o Voglio uscirne e non sarà facile.

scritto da neronda il domenica, 23 settembre 2007,12:07
Questa mattina mi sono svegliata con in testa la luminescente idea di abbandonare il multitasking. Una sorta di illuminazione improvvisa avvenuta durante la notte?! O l' esito di riflessioni che porto avanti da un po'?!

Ho scritto un post pieno di passione e convinzione, un post davvero toccante in cui mi sono impegnata come non facevo da  tempo, investendoci energie e quasi un' oretta.

Poi il pc si è spento improvvisamente e il post è andato
perduto.

Però non voglio venire meno al mio proposito, per cui cercherò di riscrivere quel post perduto.

Il post perduto parlava del fatto che il multitasking è da molto tempo ormai la mia bandiera, intendendo  multitasking nell' accezione più lata del termine (anche se tra blog e msn e mail e ricerche pratico un pochino anche quello informatico).

Multitasking ovvero affiancare nel medesimo momento più occupazioni simultaneamente, ad esempio, ascoltare musica mentre navigo mi do' lo smalto e guardo un film.
La stereotipica tradizionale di genere, diceva il mio post perduto, attribuisce alle donne particolare inclinazione al multitasking da sempre, e io in fondo ho sempre creduto che la Dea Kalì dalle molte braccia, più che Dea della morte della vendetta e della rinascita fosse la Dea del multitasking e delle virtù domestiche.

Nel mio post perduto affermavo inoltre che al di là di riflessioni senz' altro di buon senso sul multitasking come conseguenza della rivoluzione informatica, e del suo utile impiego in azienda, quello che IO personalmente vedo alla radice della sua diffusione così prepotente e subdola è L' ESTINZIONE DEL CONCETTO DI SCELTA.
iL CONCETTO DI SCELTA è quel dispositivo centripeto che nei tempi antichi ci consentiva, non senza dolorose rinuncie e tormentosi dubbi, di mantenere una sorta di unità dedicandoci ad un numero limitato di occupazioni, in linea con una E UNA SOLA esistenza.
I
l concetto di scelta, però, insieme coi concetti di sacrificio e di rinuncia, è stato relegato in soffitta da un' umanità sempre più presuntuosa che non si rende conto che attribuirsi con orgoglio l' onnipotenza singnifica solo caricarsi di aspettative e bisogni che non siamo in grado di soddisfare. Incularsi con le proprie mani insomma. Soccombere alle forze centrifughe esigendo sempre di più da noi stessi e sforzandoci di vivere tutte le vite che sogniamo.
Questo va al di là del darsi lo smalto guardando un film, ha a che fare collo studiare lavorando o portare avanti dieci lavori diversi, o voler essere mamma e manager,e si, mi direte è possibile, ma quanto è stressante e faticoso e in fondo innaturale.

Mi pare poi di ricordare che il mio post perduto entrasse nell' ambito personale accennando al fatto che questa abitudine di volare di realtà in realtà come un' ape volubile e incostante porti a un deficit di attenzione sempre maggiore, come troverete illustrato anche QUI.

E inoltre che questa pratica del "mordi la realtà parallela e scappa" sia in realtà meno soddisfacente di quanto non possa sembrare.
Le emozioni che provi, per la fretta, sono superficiali, la memoria non le registra, non SEI VERAMENTE LI'.
Mi sono resa conto che fatico a vedere un film dall' inizio alla fine senza interrompermi per fare altro. Duro venti minuti.
Mentre faccio qualcosa penso sempre ad altro, tradisco l' istante che vivo con l' istante che vivrò (questa frase è fica, e nel post perduto non c' era, ammetterete che è fica!!).

Ma pare che la realtà sia più furba di noi, ci schiuda il suo succo prezioso, ci arricchisca, solo se le siamo fedeli. Se siamo DAVVERO presenti, DAVVERO lì.

Sono sempre più lacerata tra tutte le persone che vorrei essere e le cose che queste persone vorrebbero fare.

Questo riguarda anche la sfera affettiva.
Ho propugnato a lungo il multitasking sentimentale e sessuale affermando che pretendere che una sola persona soddisfi tutto ciò che anima e cervello e sesso desiderano significa gravarla di compiti ingrati e esporci a mille delusioni e frustrazioni. Il mio motto era:

"trova un uomo divertente, un uomo dolce, un uomo intelligente, un uomo passionale.... e fa in modo che non si incontrino MAI!! "
 
E ne ero convinta e ho cercato di metterlo in pratica davvero.
Ho creduto di fottere l' amore, di prendere il meglio e solo il meglio.
Solo che. L' amore ha fottuto me.
La diversificazione delle mansioni racchiude insè, ahimé, un conseguente e subdolo impoverimento emotivo.
Vale a dire che il soddisfacimento di un bisogno isolato e avulso dal contesto, è perlopiù insapore e deludente.
Dopo un' iniziale euforia quello che succede è una rapida obsolescenza emotiva. I non- rapporti si consumano e si deteriorano in modo inspiegabile e deludente.
La passione è completamente assente.
Si manifesta solo in quei momenti inevitabili in cui qualcuno trasgredisce a qualche regola: l' amante che ti fa le coccole per un' ora, un lampo di libidine negli occhi del compagno di coccole.
Questi momenti di lussuosa e pericolosa trasgressione sono gli unici in cui provo qualcosa.
Quando trasgredisco alle MIE REGOLE.
Tanto vale abolirle.

Sto cercando di uscire dal tunnel del multitasking, in tutti gli ambiti. Ho iniziato a provarci a Barcellona, quando per la prima volta dopo tanto tempo volevo essere davvero totalmente lì, aderire a quell' hic et nunc con tutta me stessa.
Non sempre ci riuscivo. A volte dovevo leggere e mangiare ciambelle mentre guardavo la Sagrada Familia, per reggerla.
Il mio deficit di attenzione è ancora abissale.
Mi terrorizza ancora l' idea di un rapporto esclusivo con qualcuno, con tutte le aspettative e la vulnerabilità che questo implica.
Però voglio provarci, Piano piano.
Perchè voglio ESSERE DAVVERO QUI.



N. B. Questo post è stato scritto senza maltrattare neuroni, e senza fare nient' altro contemporaneamente. Lo so che è lungo, però mi ci sono impegnata come non facevo da tempo.

Cambio di stagione.

scritto da neronda il giovedì, 13 settembre 2007,19:36
E' finita l' estate. Questo detto senza tono lugubre o commiserante. Una semplice constatazione.
Domani ho il famoso esame di cinese, per cui non sono pronta. Lo so. E' anche questa una semplice contatazione.
La terza constatazione è che ho freddo. Un freddo cane. Come se tutto il sangue mi avesse improvvisamente abbandonato per svernare nei paesi caldi alla faccia mia.

Non ha niente a che vedere con il clima fuori, che peraltro è tuttora mite. Niente a che vedere con le giornate che si accorciano.
E' piuttosto qualcosa a proposito dell' allestimento emotivo stagionale.
Mi rendo conto che le mie emozioni estive iniziano ad essere fuori stagione. In questa consapevolezza c' è, si, un po' di rammarico. Nel vedere la mia forma mentis estiva vacanziera e flirtuale seccarsi e cadere scricchiolando, seppur di un bel rosso vivo come una foglia d' acero.
Mi sento come una turista al mare in settembre, quando le spiaggie iniziano inesorabilmente a vuotarsi e la sera a scendere sempre prima. Una bagnante che entra in acqua facendo finta di niente che deve rendersi conto suo malgrado che l' acqua non è più così calda, né fare il bagno più così piacevole.
Per giunta mi sono spinta troppo al largo e ho perso i miei punti di riferimento. E inizio ad avere freddo.

E' così che mi sento. Tutti gli anni cerco sempre di capire quando, e a che cosa è dovuta la mia percezione dei cambi di stagione, perché di fatto è così. C' è sempre, tutti gli anni, un momento preciso in cui mi dico: "Incomincia la primavera, prendi provvedimenti" oppure " E' finita l' estate, copriti.".

Mi sento esattamente così. Nudità fuori luogo e desiderio improvviso di golfino. Di ritirarmi come una specie di lumaca. Di non pensare e di dimenticare l' estate e tutte le cose che sono successe. Mi sento stanca. Ho voglia di conforto. Di tornare a riva , e a casa e bermi una cioccolata calda e dirmi da sola che sono una deficiente a fare il bagno che c' è freddo, e che mi prenderò un malanno.
Di inquadrare quello che sto provando, il freddo che mi agghiaccia le mani, in un modus operandi ciclico ed efficace.

So che non si tratta in realtò della stagione fuori, ma di quella dentro. C' è qualcosa, e lo sento, che si ritira piano piano, deluso e stanco. So anche che tornerà fuori prima o poi, quando verrà il momento. La sua stagione.

Devo proprio cambiare le mie emozioni, signori. Queste mi lasciano troppo scoperta, e mi beccherò un malanno, lo so. Vado a cercare un golfino.

Una ragazza ha bisogno di una cattedrale. (post con referendum allegato).

scritto da neronda il lunedì, 10 settembre 2007,09:51
Alle volte una ragazza ha bisogno di una cattedrale:






Come questa qui che vedete, ad esempio. Anche se non è finita è abbastanza grande da adempiere all' uso che se ne vuole fare.
Volevo fare uno di quei post fichi dove uno mette all' inizio l' etimologia della parola e poi dice un sacco di cose profonde però l' etimologia di cattedrale è davvero banale: chiesa dove sta la sede/sedia (cattedra, per l'appunto) del vescovo. Fine.
La banalità della sua etimolgia non impedisce alla cattedrale di essere uno strumento di bellezza indispensabile per una ragazza.
Stiamo parlando di bellezza "INTERIORE", intesi?! Non vorrei mai mi si tacciasse di superficialità....
Io ho sempre vissuto senza cattedrale, e poi un giorno ho sentito il bisogno di vederne una vera e sono andata a cercarla. Ora sono di nuovo qui e avrei bisogno di nuovo di rivederla.

Credo che gli uomini costruiscano cose così enormi non tanto per compensare le ridotte dimensioni del loro pene quanto perché sentono il bisogno di ridimensionare la loro esistenza.
Lavorare strenuamente e incessantemente fino alla morte con gran dispendio di risorse umane e personali a costruire qualcosa di enorme e assolutamente inutile può essere visto come un gesto di sfida all' eventuale divinità, di tributo ad essa, di sfoggio di tracotanza o di semplice follia.
E Antonio Gaudì è stato sospettato un po' di tutti questi moventi.
C'è chi definisce la Sagrada Familia assolutamente mostruosa. Sono d' accordo. E' assolutamente da fuori di testa e anche solo a starci sotto pare di impazzire a propria volta. Almeno, a me che non ci sono abituata.
Il giorno che sono andata a visitare la Sagrada Familia faceva molto caldo e c' era molta gente, lunghi bruchi umani serpeggianti tra i quattro ingressi.
Quando mi sono trovata abbastanza vicina per mettermi a mia volta in fila non l'ho fatto.
Stare lì sotto insieme a tutte quelle persone mi sembrava un modo per cercare di inscatolare, di sminuire, di confezionare in una esperienza consumistico turistica il groviglio di cose che stavo pensando. In aggiunta a ciò si potrebbe pensare che non l'abbia fatto per via del caldo soffocante e del fatto che gli ascensori per le guglie erano fuori servizio a causa di cali di corrente per i lavori tutt'ora in corso. Che io poi sulle guglie ci volevo andare a piedi ma in questi giorni non si può.
Insomma sono andata in un parco adiacente la Sagrada, e mi sono seduta a mangiare ciambelle guardando la Sagrada leggendo Nabokov e buttando le briciole alle papere.
Ogni tanto alzavo gli occhi e la guardavo.
Mi è capitato perciò di pensare che l' utilità pubblica della Sagrada sia quella di ridimensionare tutto. Di rimetterti a posto. Di ricordarti quanto sei piccino e importante-ma-non-indispensabile, quanto tutto quello che sta dentro di te sia ancora più piccolo e insomma abbastanza marginale se ci pensi e ti metti lì sotto e la guardi di sotto in sù.
Ti senti davvero "diluito". Come se la tua densità emotiva trovasse sfogo e sollievo disperdendosi nella follia di Gaudì, negli sforzi degli operai del cantiere, nel sudore dei turisti tedeschi coi Birkensotck e nelle papere e nelle briciole delle ciambelle.

Alle volte una ragazza ha bisogno di una cattedrale. Per ridimensionare la propria presunzione, il proprio protagonismo, per depurarsi dalle proprie paranoie e tensioni. Per mantenersi pulita dentro e  bella fuori.



Referendum finale come promesso:
Il prossimo post su che libro lo volete?!

1)"Le confessioni" di Wanda Von Sacher Masoch
2)" L'arte di viaggiare" di Alain De Botton
3) "Ada o ardore" di Vladimir Nabokov.

Siate solleciti nelle risposte!!!!

Il vizio della vittima.

scritto da neronda il venerdì, 07 settembre 2007,19:05
Miei cari piccoli e fedeli lettori (in realtà credo che me  ne siano rimasti pochi, e per ovvi motivi) forse avrete dimenticato la mia meravigliosa rassegna di sindromi femminili o meno.
La rassegna includeva la SINDROME DI OBLOMOV, la SINDROME DEL PRURITO DA UNICITA', IL DESIDERIO MIOPE, la SINDROME DI AMELIE e la SINDROME DI CAPPUCCETTO ROSSO.
Mi sa briga mettere i link però trovate tutto sotto il tag sindromi.
Tutto questo per dire che come salterà all'occhio non sono affatto diventata, in un anno, una persona più equilibrata e sana, anzi trotto spensierata verso il baratro della follia come fosse i saldi da Top Shop o H&M.
Perciò oggi vi vado a parlare del perverso meccanismo mentale che spesso si traduce nella già citata SINDROME DI CAPPUCCETTO ROSSO:
Il VIZIO DELLA VITTIMA.

Chiamarlo "masochismo" credo non sia corretto, non è esattamente la stessa cosa.
(Peraltro ho letto la biografia della signora Von Sacher- Masoch e alla lunga quello che emergeva  a mio parere è che la masochista fosse lei, a sopportare un marito così psicotico e rompicazzo, a autoimporsi di restarci insieme e di assecondare le sue manie ai limiti del ridicolo, ma su questo libro scriverò un post apposito.)
Peraltro non bisogna neppure confonderlo con il VITTIMISMO. Chi ha il VIZIO DELLA VITTIMA non è uno che si lamenta sempre di problemi inesistenti, è uno che fa in modo che i problemi CI SIANO per potersene lamentare. Uno che prende la realtà dalla parte della lama.

Il VIZIO DELLA VITTIMA è  un vero e proprio VIZIO, più che una nevrosi o una patologia.
E' come mangiarsi le unghie, o fumare, o scaccolarsi. Una di quelle piccole cose cui non dai importanza, abitudini di per sè minime, marginali, talmente stupide che non dài peso al loro prendere sempre più spazio nella tua vita, finchè non ti accorgi che non puoi farne a meno (chiedetolo all' Anonima Scaccolatori).
Ti senti stupido a essere nervoso perchè stai cercando di non mangiarti le unghie.

Essere vittima è un vizio, a volte (lo so che esistono vittime vere e non consenzienti, però io mi rivolgo ad un' altra categoria).
Un vizio è una cosa di cui ti vergogni ma non riesci a liberarti . Anche se sai che ti nuoce, e nel lungo periodo può nuocere molto, però nel breve periodo ti pare non provocare alcun dànno.
E' il prodotto di una incapacità di anteporre il benessere futuro all' istinto presente. E' una cosa infantile.

Essere vittime può essere una specie di abitudine che non ti scegli, ma a volte è più comodo continuare a cadere, se hai già imparato a farlo, piuttosto che imparare a stare in piedi.
Essere vittime può essere rilassante, la rassegnazione E' rilassante se diventa la divisa del tuo cervello.
Essere vittime diventa così un vizio. Lo fai senza accorgertene, ti metti in posizione da vittima anche se di fronte non hai un carnefice. Ce lo fai diventare, al limite.
C' è bisogno di aiuto, per smettere. Che qualcuno te lo faccia notare, con una botta in testa, al limite : "Guarda lo stai facendo di nuovo!! Ti sei messa in posizione da vittima!!" " Oh scusa, sai, sto cercando di smettere...."

SMETTERE DI ESSERE VITTIME SI PUO'.
(sto ancora cercando di capire come, ma lo slogan c'è).