"Luna di Luxor" o continuano le recensioni estive .
Ovviamente ci posterò anche questo che ora vado a incominciare.
Il post di oggi tratterà del romanzo "Luna di Luxor" di Stefania Bertòla.
Premessa: sto leggendo da due settimane con fortune alterne "il nostro comune amico" di C. Dickens. A tratti però il caldo si fa insopportabile e la morìa del neurone inevitabile sicchè occorre dedicarsi a qualcosa di meno sostanzioso.
Non per questo il romanzo della Bertòla va annoverato tra letture estive usa e getta, anzi.
Pur cimentandosi nel vituperato genere della chick lit (ante litteram direi, trattandosi di un romanzo del 1989), l'autrice si lancia in quello che sarebbe più appropriato definire un esercizio di stile ispirato ai luoghi comuni del rosa. Un divertissement che tappa per tappa svolge i capisaldi del rosa meglio di un saggio a tema, mantenendo allo stesso tempo una leggerezza stilistica allo stesso tempo piccante di ironia e rimandi colti, e un umorismo non poi così distante dalle pagine dickensiane a cui mi ero sottratta in preda al torpore.
La trama ricalca gli intrecci delle soap fine anni Ottanta, con personaggi di un kitsch ingenuo quali possiamo solo rimpiangerli: l' ingenua naturalmente bionda vittima delle circostanze, la principessina innamorata della torbida rockstar, la perfida arrampicatrice bruna e tettona, e via dicendo come mescolando il mazzo di carte delle figure archetipiche del rosa, ma senza prendersi affato sul serio.
I nomi, poi, roboantemente assurdi, dovrebbero essere indizi degli intenti comici dell' autrice (spesso e volentieri collaboratrice di Luciana Littizzetto nonchè traduttrice italiana di Updike e McEwan): Miranda Mc Teague, Lea Oleandri, Aimone Beneaccorsi,Diomira Gorni, Malvina Mornay.
Una Liala alticcia non avrebbe saputo escogitarne di migliori.
Un' opera prima che si rivela insomma un affettuoso omaggio a quella piccola parte di ogni donna che desidera viziosamente leggere del rosa e spesso lo reprime, uno spassoso romanzo che vuol bandire in ogni lettrice i sensi di colpa e celebrare la frivolezza come fonte di pura libidine letteraria.
Sì, direi che mi è piaciuto, tutto sommato.
I libro non è più stato ristampato, è un po' difficile da reperire, potete però acquistarlo on line su webster.it.
Ovviamente ora mi metterò a caccia di tutta la bibliografia di Stefania Bertola, e vi farò sapere.
Qui sotto una buona imitazione della copertina di Milo Manara (irreperibile l'origianle on-line, mi ha permesso di imparare i primi rudimenti di Inkscape).









